Dall'insurrezione milanese del '48 alla Breccia di Porta Pia: ventitré anni di proclami, bollettini e dispacci che raccontano la nascita dell'Italia. Ogni foglio di carta stampato su campo era atteso come una sentenza — vittoria o disfatta, avanzata o ritirata.
La popolazione di Milano, insorta contro il dominio austriaco, combatte valorosamente sulle barricate. Le truppe sabaude si preparano ad intervenire in soccorso dei fratelli lombardi.
Le nostre truppe hanno riportato una brillante vittoria a Goito. La fanteria piemontese ha respinto gli austriaci dopo un'accanita battaglia. Il nemico è in ritirata verso il Quadrilatero.
Studenti toscani e napoletani hanno combattuto eroicamente a Curtatone e Montanara contro forze austriache soverchianti. Il loro sacrificio non sarà dimenticato. Senza di loro, Goito non sarebbe stata possibile.
Dopo tre giorni di durissimi combattimenti a Custoza, le nostre truppe si sono ritirate in buon ordine. Gli austriaci hanno pagato caro il successo tattico. La guerra continua.
A Palestro i nostri bersaglieri e la fanteria si sono coperti di gloria. Il Re Vittorio Emanuele II in persona ha guidato l'attacco. Gli austriaci sono stati respinti oltre il Sesia.
Grande vittoria franco-piemontese a Magenta. La fanteria italiana e francese ha combattuto fianco a fianco sconfiggendo l'esercito austriaco. Milano è libera. I nostri soldati hanno dimostrato valore eccezionale nei combattimenti casa per casa.
Battaglia decisiva a San Martino e Solferino. Le nostre truppe, dopo otto ore di durissimi combattimenti, hanno conquistato le alture di San Martino. La fanteria italiana ha dato prova di straordinario coraggio. Contemporaneamente i francesi hanno trionfato a Solferino. La carneficina di quel giorno — quarantamila caduti in un solo campo — spingerà Henry Dunant a fondare la Croce Rossa.
Il generale Garibaldi con i suoi Mille volontari è sbarcato a Marsala. Ha inizio la liberazione del Sud Italia dal dominio borbonico. L'Italia tutta trattiene il respiro.
Vittoria dei Mille a Calatafimi. I nostri volontari, pur in inferiorità numerica, hanno sconfitto le truppe borboniche. «Qui si fa l'Italia o si muore» ha gridato il generale Garibaldi.
Storico incontro a Teano tra il Re Vittorio Emanuele II e il generale Garibaldi. L'Italia meridionale si unisce al Regno di Sardegna. Garibaldi consegna il Sud al Re: l'Unità è compiuta a metà.
Oggi si è compiuto il destino dell'Italia. Le nostre truppe, dopo un breve cannoneggiamento, sono entrate in Roma attraverso la breccia di Porta Pia. I bersaglieri sono stati i primi ad entrare nella Città Eterna. Il Papa ha ordinato la cessazione della resistenza. Roma è capitale d'Italia. L'Unità è compiuta.
L'avventura coloniale porta i fanti italiani in Africa — un terreno ignoto, un nemico spesso sottovalutato, un prezzo pagato in sangue. Da Dogali ad Adua, i bollettini raccontano anche le sconfitte, perché la storia militare italiana le ha vissute tutte.
Una colonna italiana comandata dal tenente colonnello De Cristoforis è stata attaccata a Dogali da forze etiopi superiori. Dopo accanita resistenza, la colonna è stata annientata. 548 caduti hanno onorato la bandiera fino all'ultimo. Nessun superstite.
Il maggiore Toselli, con 2.000 uomini, ha difeso eroicamente Amba Alagi contro 20.000 etiopi. Caduto il comandante e quasi tutti i suoi soldati, hanno scritto una pagina gloriosa e tragica della nostra storia militare.
Grave rovescio ad Adua. L'esercito italiano, attaccato da forze etiopi molto superiori, ha subito perdite che non trovano precedenti nella storia italiana. 7.000 caduti, 1.500 feriti, 1.900 prigionieri. Il generale Baratieri ordina la ritirata in Eritrea. È la sconfitta coloniale più grave mai subita da una potenza europea in Africa — un trauma nazionale che durerà decenni.
Duri combattimenti a Sciara Sciat. Le nostre truppe, sorprese da un attacco arabo-turco, hanno subito perdite. La resistenza è stata tenace e il nemico è stato respinto. Prima esperienza italiana di guerriglia urbana.
Firmata la pace di Losanna. La Libia e il Dodecaneso sono italiani. La fanteria italiana ha dimostrato capacità operative in teatro africano. Ma la resistenza libica non è finita — durerà ancora vent'anni.
Durante la Grande Guerra furono emessi 1.231 bollettini di guerra dal Comando Supremo Italiano tra il 24 maggio 1915 e il 4 novembre 1918. Di seguito i bollettini più storici e significativi — dall'entusiasmo del Bollettino N.1 alla commozione assoluta dell'ultimo.
Sua Maestà il Re ha assunto il comando supremo delle forze di terra e di mare. Le nostre truppe valorose hanno varcato questa notte la frontiera ed hanno occupato Cervignano e Cormons. La fanteria italiana marcia verso il nemico con entusiasmo e disciplina.
Ha avuto inizio la prima grande offensiva sul fronte dell'Isonzo. La nostra fanteria attacca le posizioni nemiche con slancio irresistibile. Conquistato il Monte Nero. I combattimenti sono durissimi. Cinquantamila uomini attaccano su un fronte largo pochi chilometri di roccia carsica.
Rapporti quotidiani sulle operazioni sull'Isonzo e sul Carso. Conquiste e perdite sul Podgora, San Michele, San Martino. Ogni metro di terreno carsico costa vite. Le trincee scavate nel calcare diventano la casa e la tomba di centinaia di migliaia di fanti. Totale 1915: oltre 250 bollettini.
Il nemico ha sferrato una grande offensiva sull'Altopiano dei Sette Comuni con forze preponderanti. La nostra fanteria resiste accanitamente difendendo ogni metro di terreno. L'Impero austriaco tenta lo sfondamento verso la pianura veneta con undici divisioni.
Gorizia è nostra! Dopo quindici mesi di guerra, la fanteria italiana è entrata trionfalmente nella città. Il Podgora, il Sabotino, il San Michele sono stati conquistati in un solo giorno. È la più grande vittoria italiana dall'inizio della guerra. I caduti per conquistarla sono decine di migliaia — ma Gorizia è nostra.
Le nostre truppe hanno conquistato le cime dell'Ortigara dopo tre giorni di combattimenti accanitissimi. La fanteria ha dato prova di valore eccezionale superando le difese nemiche a 2.000 metri di quota. Le perdite sono gravissime. Il contrattacco austriaco con gas riconquisterà tutto in dieci giorni.
Dalle prime ore di questa mattina, forze austro-tedesche hanno lanciato una violenta offensiva sul fronte dell'Isonzo, da Plezzo a Tolmino. Impiego massiccio di gas e artiglieria. Le nostre truppe resistono combattendo accanitamente. L'impensabile sta accadendo: il fronte cede.
La pressione nemica sul fronte di Caporetto ha costretto le nostre truppe a ripiegare. Evacuate Cividale e Udine. Le nostre armate si ritirano combattendo verso il Tagliamento. La situazione è grave. Trecentomila prigionieri, quattrocentomila sbandati. Il generale Cadorna viene sostituito.
L'esercito italiano ha stabilito una nuova linea difensiva sul fiume Piave. Dopo la tragedia di Caporetto, i nostri soldati hanno raggiunto le nuove posizioni in condizioni drammatiche. Il nemico incalza ma qui si fermerà. Sul Piave non si passa.
L'ultima offensiva austriaca è fallita completamente. Il nemico ha perso 150.000 uomini in otto giorni. Il Piave e il Grappa hanno tenuto. L'Austria-Ungheria non ha più forze per attaccare. Ora tocca a noi.
All'alba di oggi, un anno esatto dopo Caporetto, l'esercito italiano ha lanciato l'offensiva generale su tutto il fronte. Dal Grappa al mare, la fanteria italiana avanza con impeto irresistibile. La riscossa è cominciata. Quello che fu perso un anno fa verrà riconquistato.
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Trecentomila prigionieri, cinquemila cannoni.
Dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, i bollettini del Comando Supremo raccontano una guerra su troppi fronti: Francia, Grecia, Albania, Africa, Russia. Poi l'armistizio, la tragedia di Cefalonia, la Guerra di Liberazione. La fanteria italiana combatte, perde, sopravvive e ricomincia.
Il Duce ha dichiarato guerra alla Francia e all'Inghilterra. Le forze armate italiane sono in movimento verso i confini. L'Italia combatte per il suo futuro.
Le forze italiane di stanza in Albania hanno varcato il confine greco. Le divisioni alpine avanzano sulle montagne dell'Epiro. La resistenza greca si rivelerà ben più dura del previsto.
Il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) è partito per il fronte orientale. Tre divisioni, tra cui la Pasubio e la Torino, combatteranno al fianco dei tedeschi contro i sovietici. La steppa russa è più lontana del Carso.
Nel deserto egiziano le forze italo-tedesche sono attaccate da preponderanti forze britanniche. La Divisione Folgore difende eroicamente le sue posizioni contro attacchi di carri armati e fanteria. I paracadutisti italiani si battono con valore eccezionale. L'ultimo messaggio sarà: «Mancano munizioni, armi e viveri. Resistiamo. Folgore!»
Le forze sovietiche hanno lanciato una massiccia offensiva contro le nostre posizioni sul Don. Le divisioni Sforzesca, Ravenna e Cosseria combattono disperatamente contro forze superiori di uomini e mezzi. La temperatura è di -35 gradi. Mancano scarpe, cappotti, equipaggiamento invernale.
L'ARMIR è in ritirata nella steppa russa in condizioni drammatiche. Temperature di -40 gradi, mancanza di viveri e munizioni. Le divisioni alpine Tridentina, Julia e Cuneense aprono il varco a Nikolajewka combattendo corpo a corpo contro i sovietici. Decine di migliaia di dispersi e congelati. Non tutti torneranno.
Il governo italiano ha firmato l'armistizio con gli Alleati. Le ostilità contro le forze anglo-americane cessano immediatamente. L'esercito italiano attende istruzioni. Le istruzioni non arriveranno. Ogni reparto sceglierà da solo.
La Divisione Acqui a Cefalonia, dopo aver resistito per una settimana contro i tedeschi, è stata sopraffatta. Oltre 5.000 soldati italiani sono stati fucilati dopo la resa. Il generale Gandin è stato giustiziato insieme ai suoi uomini. Un massacro che solo decenni dopo troverà il suo posto nella storia.
Costituiti i Gruppi di Combattimento: Cremona, Friuli, Folgore, Legnano, Mantova, Piceno. La fanteria italiana torna a combattere — stavolta per liberare l'Italia dai tedeschi. La cravatta rossa tornerà su un fronte libero.
Le forze tedesche in Italia si sono arrese. I Gruppi di Combattimento italiani hanno partecipato alle ultime battaglie per la liberazione del Nord Italia. La guerra è finita. L'Italia è libera. Il 25 aprile era il giorno della Liberazione — questo è il giorno della pace.
Dal 1982 ad oggi i comunicati operativi sostituiscono i bollettini di guerra. La fanteria italiana non emette più «la guerra è vinta» ma «il contingente ha svolto il suo dovere». Diciotto missioni attive nel 2024, su quattro continenti — i fanti ci sono, come sempre.
Il primo contingente italiano della missione UNIFIL è arrivato in Libano. La fanteria italiana inizia la sua presenza nelle missioni internazionali di pace. Un nuovo capitolo si apre: non si combatte per conquiste territoriali, ma per proteggere civili.
Un attentato terroristico ha colpito il contingente italiano a Tiro. 28 militari italiani sono caduti. È il primo grave lutto delle nostre missioni di pace. La fanteria italiana impara che anche la pace ha i suoi caduti.
Il contingente italiano è arrivato in Bosnia-Erzegovina come parte della missione UNPROFOR. La fanteria italiana opera in un contesto di guerra civile per proteggere i civili. Le regole di ingaggio sono complesse: non si spara se non per difendersi.
Le truppe italiane sono entrate in Kosovo come parte della forza di pace KFOR. La Brigata Garibaldi assume il controllo del settore occidentale del paese. L'Italia gestisce Pec e la zona intorno a Pristina.
Il contingente italiano è arrivato in Iraq per l'Operazione Antica Babilonia. La Brigata Sassari assume il controllo della provincia di Dhi Qar con base a Nassiriya. Ventottomila soldati si avvicendano nei tre anni della missione.
Un camion bomba ha distrutto la base italiana di Nassiriya. 19 militari italiani sono caduti — carabinieri, soldati e civili. È il più grave attentato contro le forze italiane dal dopoguerra. I loro nomi sono incisi nel marmo: non saranno dimenticati.
I nostri soldati sono stati attaccati a Bala Morghab da centinaia di insorti Taliban. Dopo dodici ore di combattimenti, l'attacco è stato respinto. Un militare italiano è caduto eroicamente. In vent'anni di Afghanistan cadranno trentasei soldati italiani.
Dopo vent'anni di presenza, il contingente italiano lascia l'Afghanistan. Cinquantatré caduti italiani. La fanteria italiana ha adempiuto con onore al suo dovere. Tre mesi dopo, Kabul cade di nuovo ai Taliban.
L'invasione russa dell'Ucraina riporta in primo piano la difesa collettiva dell'alleanza. La fanteria italiana viene schierata in Romania e nei Paesi Baltici nell'ambito della Enhanced Forward Presence della NATO. Dopo decenni di missioni di pace, i fanti italiani tornano a esercitarsi per la difesa territoriale.
Libano, Kosovo, Iraq, Somalia, Mali, Niger, Romania, Paesi Baltici, Mediterraneo e altri: la fanteria italiana è presente in diciotto missioni internazionali nel 2024. 401 anni di storia. Lo stesso senso del dovere.