Con l'Ordinanza del 1623, Carlo Emanuele I di Savoia fonda i primi reggimenti permanenti di fanteria italiani, modellati sull'organizzazione spagnola. Picchieri e moschettieri formano l'ossatura di un esercito che si forgerà nelle Alpi e nelle pianure del Nord Italia per tutto il Seicento.
Nascita ufficiale della Fanteria italiana. Carlo Emanuele I di Savoia emana l'Ordinanza che costituisce i primi reggimenti permanenti secondo il modello spagnolo, con picchieri armati di lancia e moschettieri. È la prima organizzazione stabile e codificata della fanteria in territorio italiano — una data fondativa che la tradizione militare italiana celebra ancora oggi.
I reggimenti sabaudi vengono battezzati dal fuoco nella guerra per la successione del Ducato di Mantova, conteso tra i Gonzaga-Nevers (sostenuti da Francia e Savoia) e i Gonzaga-Guastalla (sostenuti da Spagna e Impero). Le operazioni nel Nord Italia segnano la prima esperienza bellica organizzata della nuova fanteria.
La fanteria sabauda affronta le truppe di Luigi XIV sulle Alpi Occidentali. Il Ducato di Savoia, pur piccolo, regge l'urto della potenza militare francese difendendo i valichi alpini. Le campagne alpine forgiano una tradizione di resistenza e adattamento al terreno montano che resterà caratteristica dei fanti italiani per secoli.
Il Settecento è il secolo delle grandi coalizioni europee. La fanteria piemontese si afferma come una delle più affidabili del continente, distinguendosi in campi come l'Assietta (1747), dove respinge un attacco francese superiore in numero. La Rivoluzione Francese chiude il secolo portando un nuovo tipo di guerra di massa che cambierà tutto.
Il punto più alto del Settecento piemontese. Il 7 settembre 1706, le truppe sabaude e imperiali rompono l'assedio francese di Torino: la fanteria piemontese attacca dalle alture di Superga con una manovra avvolgente che sorprende il nemico. Il duca Vittorio Amedeo II combatte in prima persona. La vittoria trasforma il Ducato di Savoia in uno Stato di prima importanza in Italia.
Il 19 luglio 1747, sulle Alpi Cozie, dodicimila fanti piemontesi resistono all'assalto di quarantamila francesi. Il tenente colonnello Cacherano d'Osasco guida la difesa sulle trincee di pietra a secco dell'Assietta. I francesi perdono oltre cinquemila uomini, tra cui il loro comandante in capo de Belleisle. La battaglia diventa leggenda: la fanteria leggera piemontese, combattendo su terreno alpino familiare, sconfigge una forza tre volte superiore.
La Rivoluzione porta in campo armate di massa che travolgono gli eserciti professionali del vecchio regime. La fanteria sarda combatte sulle Alpi Marittime e Cozie contro le divisioni repubblicane francesi, guidate da generali come Massena e Kellermann. L'Armistizio di Cherasco (1796) segna la fine della resistenza: Napoleone scende in Italia e cambia le regole del gioco.
Il Risorgimento è l'epopea che fonde i vari corpi di fanteria degli Stati italiani in un unico esercito nazionale. Dalla Prima Guerra d'Indipendenza alla Breccia di Porta Pia, i fanti italiani combattono per costruire la nazione. Il 1861 è l'anno zero: nasce il Regio Esercito Italiano con i suoi reggimenti di fanteria numerati, eredi diretti delle tradizioni sabaude, napoletane, toscane e pontificie.
Il Quarantotto infiamma l'Italia. La fanteria sarda combatte a Goito (vince), Pastrengo (vince), Santa Lucia, Custoza (perde) e infine Novara (perde). A Goito, il 30 maggio 1848, il futuro re Vittorio Emanuele II guida la cavalleria mentre i fanti tengono le posizioni. La sconfitta di Custoza rivela i limiti organizzativi della fanteria contro gli austriaci veterani di Radetzky. Ne seguono riforme profonde.
Cavour manda quindicimila soldati in Crimea — non per necessità militare, ma diplomatica: guadagnarsi un posto al congresso di pace. Il Corpo di Spedizione Sardo si distingue alla Cernaia (16 agosto 1855), dove la fanteria respinge un contrattacco russo con disciplina e coraggio encomiati dagli alleati francesi e inglesi. Il risultato politico vale la spedizione: all'Italia viene riconosciuta una voce in capitolo europeo.
Con Napoleone III alleato, la fanteria piemontese sconfigge gli austriaci a Palestro, Magenta, San Martino e Solferino. A San Martino (24 giugno 1859), i fanti sardi combattono in salita per ore contro le posizioni austriache sulla collina. La carneficina di Solferino — quarantamila morti in un solo giorno — ispira a Henry Dunant la fondazione della Croce Rossa Internazionale.
Il 17 marzo 1861, il Parlamento proclama il Regno d'Italia. I reggimenti di fanteria degli Stati preunitari vengono integrati nel Regio Esercito: le fanterie borboniche del Sud, i reggimenti toscani, quelli pontifici, i volontari garibaldini vengono riorganizzati e numerati. Il 1° Reggimento Fanteria «Re» è il più antico in ordine di anzianità: eredita direttamente la tradizione sabauda del 1623.
La guerra contro l'Austria alleata alla Prussia. La fanteria italiana perde a Custoza (ancora!) per problemi di coordinamento, ma vince a Bezzecca con Garibaldi. Nonostante le sconfitte militari, l'Italia ottiene il Veneto grazie alla vittoria prussiana a Sadowa. La fanteria impara lezioni durissime sull'importanza del comando e della coordinazione tra i reparti.
Il 20 settembre 1870, le truppe del generale Cadorna aprono la breccia nelle Mura Aureliane a Porta Pia. L'artiglieria fa il lavoro pesante, ma sono i fanti del 12° Reggimento Fanteria «Casale» e del 34° Reggimento «Livorno» a entrare per primi nella città eterna. Roma diventa capitale d'Italia. L'Unità è compiuta.
L'avventura coloniale porta la fanteria italiana in Eritrea ed Etiopia. A Dogali (26 gennaio 1887), cinquecento fanti del 1° battaglione del 5° Reggimento Fanteria vengono annientati da diecimila guerrieri del ras Alula: nessun superstite. Adua (1° marzo 1896) è la sconfitta coloniale più grave subita da una potenza europea in Africa: tre brigate di fanteria italiana vengono distrutte dall'esercito del Negus Menelik II. È un trauma nazionale.
Il Novecento è il secolo del massimo sacrificio e della massima trasformazione. La Grande Guerra brucia seicento anni di tradizione in quarantuno mesi di trincea. La Seconda Guerra Mondiale porta la fanteria italiana su ogni fronte del mondo. La Guerra Fredda la trasforma in difensore del fianco sud della NATO sul confine più caldo d'Europa: il Carso e il confine orientale, affidato proprio al 1° San Giusto.
Prima guerra coloniale moderna della fanteria italiana. La conquista della Libia introduce nuove tattiche: le mitragliatrici Fiat-Revelli falciano le cariche dei fanti turchi e dei guerrieri arabi. A Sciara Sciat (23 ottobre 1911), un battaglione di fanteria viene sorpreso in agguato con pesanti perdite — prima esperienza italiana di guerriglia urbana e irregolare. La guerra dura un anno ma la resistenza libica continuerà per decenni.
Undici battaglie dell'Isonzo. Il Carso. Il Piave. Caporetto. Vittorio Veneto. La fanteria italiana combatte su fronti impossibili — rocce verticali, trincee scavate nel calcare, gelo e fango — contro l'esercito austro-ungarico che occupa le alture. Oltre 600.000 fanti muoiono. I reparti di fanteria d'assalto — gli Arditi — inaugurano le tattiche di infiltrazione che influenzeranno la dottrina militare mondiale. Il 4 novembre 1918, Trieste è libera. Il 1° Reggimento Fanteria San Giusto ottiene la Medaglia d'Oro al Valor Militare dell'Arma di Fanteria.
La fanteria italiana combatte in Francia, Grecia, Albania, Africa Settentrionale e Russia. Il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) e poi l'ARMIR affrontano l'inverno russo sul Don con equipaggiamento inadeguato. La ritirata dal Don (dicembre 1942–gennaio 1943) è una delle tragedie militari più devastanti della storia italiana: oltre novantamila prigionieri, la maggior parte non tornerà mai più. La battaglia di Nikolajewka (26 gennaio 1943), combattuta dalla Divisione «Vicenza» per aprirsi la via della salvezza, è un episodio di eroismo disperato.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, i reparti di fanteria che scelgono di continuare a combattere formano il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) e poi i Gruppi di Combattimento. Cremona, Friuli, Folgore, Legnano, Mantova, Piceno: sei brigate di fanteria rinnovata risalgono l'Italia fianco a fianco degli Alleati. È anche la guerra della Resistenza partigiana, combattuta in gran parte da ex fanti. Il 25 aprile 1945 è la Liberazione.
La fanteria italiana presidia il confine più caldo della NATO: il confine orientale con la Jugoslavia e poi con il Patto di Varsavia. Il 1° Reggimento Fanteria «San Giusto» guarnisce Trieste e il Carso, territorio che era stato liberato solo nel 1954 dopo anni di contesa. I Fanti d'Arresto, i bunker carsici, le esercitazioni invernali sul Carso — una frontiera presidiata per decenni con professionalità silenziosa. A Vedetta Alice, il 1° settembre 1986, tre fanti del San Giusto muoiono durante un'esercitazione: il prezzo quotidiano del servizio.
Dal 1982 la fanteria italiana si trasforma in forza di peacekeeping. Il Libano (UNIFIL), la Somalia, la Bosnia-Erzegovina (UNPROFOR, IFOR, SFOR), il Kosovo (KFOR): reparti di fanteria operano in scenari di guerra e post-conflitto con regole di ingaggio complesse. La professionalizazione completa (2005, fine della leva obbligatoria) trasforma i fanti da coscritti a soldati di mestiere altamente addestrati.
La fanteria italiana del terzo millennio è un corpo di professionisti altamente specializzati, presenti in diciotto missioni internazionali su quattro continenti. Afghanistan, Iraq, Libano, Kosovo, Somalia, Mali, Niger, Romania: i fanti italiani combattono il terrorismo, fanno peacekeeping, addestrando eserciti locali. Sul fronte interno, l'Operazione Strade Sicure porta migliaia di fanti nelle città italiane a supporto delle forze dell'ordine.
La più lunga missione militare italiana dal dopoguerra. In Afghanistan, la fanteria italiana opera nelle province più pericolose — Herat, Farah, Badghis — in operazioni di combattimento contro i Taliban, protezione della popolazione, addestramento dell'Esercito Nazionale Afghano. Trentasei soldati italiani muoiono in Afghanistan, la maggior parte fanti. Il ritiro del 2021 e il ritorno dei Taliban mettono in discussione vent'anni di sacrifici.
La Brigata «Sassari» e altri reparti di fanteria occupano la provincia di Dhi Qar, nel sud dell'Iraq. L'Italia gestisce una zona relativamente tranquilla rispetto alle province centrali, ma la fanteria italiana deve affrontare attacchi con IED (ordigni improvvisati), imboscate e la complessità politica dell'occupazione post-Saddam. La morte di Nicola Calipari (4 marzo 2005), durante una missione di liberazione di ostaggi, scuote profondamente il paese.
La sospensione del servizio militare obbligatorio (2005) e la riforma dell'Esercito (2008) trasformano radicalmente la fanteria italiana. I reggimenti vengono ridotti e riorganizzati in brigate multiruolo secondo gli standard NATO. Finisce una tradizione di quattrocentodieci anni: generazioni di italiani non impareranno più cosa significa essere fante dal vivo. Le Cravatte Rosse del 1° San Giusto sono quasi tutte composte da ex coscritti di quegli ultimi anni.
L'invasione russa dell'Ucraina (febbraio 2022) riporta in primo piano la difesa del territorio alleato. La fanteria italiana viene schierata in Romania con la Multinational Brigade South-East e nei Paesi Baltici nell'ambito della Enhanced Forward Presence della NATO. Dopo decenni di missioni di pace, i fanti italiani tornano ad esercitarsi per la difesa territoriale contro un avversario statale di alto livello.
La fanteria italiana conta 401 anni di storia ininterrotta. Diciotto missioni internazionali attive su quattro continenti. I reggimenti storici conservano le loro tradizioni, i loro colori, le loro medaglie. L'Associazione Nazionale del Fante e le Cravatte Rosse del 1° San Giusto custodiscono la memoria di chi ha servito e di chi non è tornato. Dal Carso alle montagne afghane, dalla Cernaia alla Corsa della Bora: i fanti cambiano, i valori restano.