Associazione Nazionale del Fante — Sezione di Trieste

I Canti del Fante Inni e Canzoni della Fanteria Italiana

Le voci dei soldati che marciarono, combatterono e sperarono. Canti nati nelle trincee, nelle tradotte, sui valichi di montagna — e rimasti per sempre.

9 Canti
1915 Prima Guerra
7 Tradizionali
01
✦ Canto tradizionale di trincea

Ta-Pum

Il suono della fucileria — il più amaro dei canti di guerra
Dominio pubblico · Tradizionale anonimo

Nato nelle trincee del fronte trentino intorno al 1916, Ta-Pum prende il nome dal suono onomatopeico dei fucili austriaci che sparavano dai monti: il ta dello sparo, il pum dell'impatto. Un suono che i soldati sentivano ogni giorno.

È forse il canto di guerra più crudo e disperato della tradizione italiana. Non c'è retorica, non c'è eroismo — solo la fame, la stanchezza, la morte quotidiana del compagno. Il ritornello "ta-pum" diventa una specie di risposta fatalista a ogni strofa: la vita continua, il fucile spara.

Cantato principalmente dai fanti del fronte alpino e trentino, è diventato uno dei simboli più autentici della condizione del soldato nella Grande Guerra. Alcune versioni aggiungono strofe locali, altre cambiano i nomi dei monti o delle battaglie.

Testo
C'è un soldato che si lamenta ta-pum, ta-pum, ta-pum c'è un soldato che si lamenta ta-pum, ta-pum, ta-pum Ha tre giorni che non mangia ta-pum, ta-pum, ta-pum ha tre giorni che non mangia ta-pum, ta-pum, ta-pum Nella gavetta c'è soltanto ta-pum, ta-pum, ta-pum nella gavetta c'è soltanto ta-pum, ta-pum, ta-pum Un po' d'acqua e niente pane ta-pum, ta-pum, ta-pum un po' d'acqua e niente pane ta-pum, ta-pum, ta-pum Povero fante della guerra ta-pum, ta-pum, ta-pum morirà lontano da casa sua ta-pum, ta-pum, ta-pum
Versione tradizionale. Esistono numerose varianti regionali e di trincea.
02
✦ Canto tradizionale alpino

Il Testamento del Capitano

La morte del comandante e l'addio alle sue cose
Dominio pubblico · Tradizionale anonimo

Uno dei canti più antichi della tradizione militare italiana, con radici che risalgono almeno alla seconda metà dell'Ottocento. Il tema del "testamento" — il morente che dispone delle proprie cose — è comune a molte tradizioni folkloristiche europee.

Il Capitano, ferito a morte sul campo di battaglia, chiama a sé i suoi ufficiali e dispone le sue ultime volontà: la spada al tenente, il cavallo al sergente, il mantello al soldato. Ogni dono è accompagnato da un'indicazione precisa — e la cerimonia del congedo si svolge con dignità militare anche nell'agonia.

Il canto fu molto popolare tra gli Alpini e i fanti del fronte montano durante la Prima Guerra Mondiale. La sua struttura solenne e ripetitiva lo rendeva adatto alle marce lunghe e alle veglie in trincea. È ancora oggi eseguito regolarmente nelle cerimonie militari e nei raduni delle associazioni d'arma.

Testo
Sul ponte di Bassano bandiéra nera sul ponte di Bassano bandiéra nera C'è scritto su un cartello "soldato fermati" c'è scritto su un cartello "soldato fermati" "Fermati o soldatino che vuoi passare" "Fermati o soldatino che vuoi passare" "Voglio passar di là che il capitano è morto voglio passar di là" Il capitano è morto l'han portato via il capitano è morto l'han portato via Con quattro bei trombetti e una bandiera con quattro bei trombetti e una bandiera La spada al tenentino il cavallo al sergente la spada al tenentino Il mantello ai soldati che hanno tanto freddo il mantello ai soldati Sul ponte di Bassano piangon le ragazze sul ponte di Bassano piangon le ragazze
Versione tradizionale veneta. Esistono varianti con Peralba o altri ponti e luoghi.
03
✦ Canto tradizionale di trincea

O Monte Canino

La maledizione del monte — il Carso visto dai fanti
Dominio pubblico · Tradizionale anonimo

Il Monte Canino si trova nel Carso triestino, vicino al confine con la Slovenia. Durante la Prima Guerra Mondiale fu teatro di violenti combattimenti tra le truppe italiane e quelle austro-ungariche, che vi mantennero posizioni strategiche per lungo tempo.

Il canto esprime la disperazione dei fanti costretti a combattere su quel terreno pietroso e aspro, lontano da casa, sotto il fuoco incessante del nemico. Monte Canino diventa il simbolo di tutto il Carso — un luogo di fatica, di sangue e di morte.

È particolarmente significativo per la storia militare triestina: molti soldati del 1° Reggimento Fanteria "San Giusto" combatterono proprio in queste zone, e il canto era noto tra i fanti del fronte giuliano. La sua melodia lenta e dolente si presta alle commemorazioni e alle cerimonie funebri.

Testo
O monte Canino sei fatto di sasso chi va su non torna chi sale non scende più Sul monte Canino ci son tante croci ci son tante croci di poveri soldà La mamma che aspetta il figlio lontano il figlio lontano non tornerà mai più Maledetto Canino maledetta la guerra che porta i figlioli lontano dalla lor mama O monte Canino sei fatto di sasso ci son tante croci di poveri soldà
Versione del fronte giuliano-carsico. Alcune strofe variano nelle versioni venete e friulane.
04
✦ Canto tradizionale di marcia

La Tradotta

Il treno dei soldati verso il fronte — e il viaggio senza ritorno
Dominio pubblico · Tradizionale anonimo

La "tradotta" era il treno militare che portava i soldati al fronte — spesso carri bestiame adattati, senza comodità, con decine di uomini stipati per giorni. Il canto descrive questo viaggio con amarezza e ironia, tipica dello spirito dei fanti.

Nato durante la Prima Guerra Mondiale, divenne uno dei canti più diffusi tra i soldati di fanteria di tutta Italia. Il ritmo lento e dondolante imita il movimento del treno, mentre il testo oscilla tra la nostalgia per casa, il saluto alle donne, e il fatalismo di chi sa dove sta andando.

Il testo contiene riferimenti geografici precisi — il Piave, Udine, Trieste — che lo radicano nel contesto del fronte nord-orientale. Molte versioni regionali cambiarono i nomi delle città o aggiunsero strofe locali. È rimasto nel repertorio delle associazioni combattentistiche fino ai giorni nostri.

Testo
La tradotta che parte da Torino è diretta in Carnia e sul Piave c'è una coppia di sposi novellini e lei piange al momento di partir Piangi, piangi, cuor mio non ti sgomenta questa guerra durerà poco ancora piangi, piangi, cara mia fidanzata che tra poco ritornerò La tradotta va su piano piano passa valli e passa ogni montagna passa il Piave, passa anche l'Isonzo verso il Carso porta i suoi soldà Son partito con il sole di mattina ho lasciato il mio paesello e la marina ho lasciato anche la mamma che piangeva "figlio mio, quando ritornerai?" Quando tornerai mio caro figliolo forse in terra, forse in cielo, chissà la tradotta porta i figli lontano e la mamma aspetta sempre invano
Versione del fronte nord-orientale. Il testo varia significativamente nelle diverse tradizioni regionali.
05
✦ Inno patriottico · Secondo Inno Nazionale

La Leggenda del Piave

Il canto della vittoria — voce del fiume, voce d'Italia
© E.A. Mario (1888–1961) · Testo protetto fino al 2032

Scritta nel 1918 da Giovanni Ermete Gaeta, in arte E.A. Mario, in pochissime ore dopo la notizia della rotta di Caporetto e la successiva resistenza sul Piave. Il brano fu pubblicato sul giornale Il Mattino di Napoli e divenne immediatamente popolarissimo.

La canzone racconta la storia della Battaglia del Piave (giugno 1918), in cui l'esercito italiano respinse definitivamente l'offensiva austro-ungarica. Il Piave viene personificato come voce della nazione: prima mormora tristemente per le sconfitte, poi "urla" e "fremeva" con la vittoria.

Considerata il "secondo inno nazionale" italiano dopo il Canto degli Italiani di Mameli, fu suonata in tutte le cerimonie ufficiali dopo la Grande Guerra. Ancora oggi viene eseguita nelle commemorazioni del 4 novembre, Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Per ragioni di copyright il testo integrale non è qui riportato, ma è liberamente consultabile su siti autorizzati di lirica e poesia italiana.

Note storiche
Autore: Giovanni Ermete Gaeta (pseudonimo E.A. Mario) Napoli, 1888 – 1961 Scritta: giugno 1918 Prima pubblicazione: Il Mattino, Napoli Struttura: 4 strofe + ritornello Tonalità originale: Sol maggiore Il titolo completo è "La Canzone del Piave" poi divenuta nota come "La Leggenda del Piave" Riconoscimento ufficiale: Secondo Inno Nazionale italiano per decreto presidenziale
Il testo è protetto da copyright fino al 2032 (70 anni dalla morte dell'autore, 1961). Consultare fonti autorizzate per il testo integrale.
06
✦ Canto tradizionale del Carso

Sul Ponte di Perati

Il canto dei caduti sul fronte greco-albanese
Dominio pubblico · Tradizionale anonimo

Nato durante la Campagna di Grecia del 1940-41, questo canto è uno dei più intensi della tradizione militare italiana del Novecento. Il Ponte di Perati — in Albania — fu teatro di tragici combattimenti e divenne il simbolo del sacrificio dei fanti italiani nei Balcani.

La bandiera nera che sventola sul ponte è il lutto, il segno della morte. I giovani soldati che vi passano sono consapevoli di non tornare. Il canto non nasconde nulla: è crudo, diretto, senza retorica. Una delle poche canzoni militari italiane che parla apertamente di sconfitta e di morte senza trasformarle in eroismo.

Fu cantato dai fanti della Julia, della Cuneense e della Tridentina — le grandi divisioni alpine che combatterono in Grecia e Russia. È rimasto nel repertorio degli Alpini e delle associazioni combattentistiche come canto funebre e di commemorazione.

Testo
Sul ponte di Perati bandiéra nera è il lutto degli Alpini che fan la guerra Sul ponte di Perati bandiéra nera è il lutto degli Alpini che fan la guerra Tutti giù per terra aquile pezzate siete state uccise sui monti della Grecia Son le aquile della Julia che van su per i monti sui monti della Grecia a combattere e morir Sul ponte di Perati bandiéra nera son caduti gli Alpini lontano da casa loro Mamma mia non piangere se non torno più sul ponte di Perati sono rimasto giù
Canto della Campagna di Grecia 1940-41. Associato alle Divisioni Alpine Julia, Cuneense e Tridentina.
07
✦ Canto di marcia · Inno dei Bersaglieri

La Bella Bersagliera

Il più famoso canto di marcia della Fanteria leggera italiana
Dominio pubblico · Tradizionale anonimo

Canto tradizionale dei Bersaglieri, il corpo di fanteria leggera fondato dal generale La Marmora nel 1836. I Bersaglieri sono celebri per marciare di corsa — e il loro repertorio canoro riflette questo spirito: ritmi veloci, testi vivaci, senso dell'umorismo.

La Bella Bersagliera è un classico canto di corteggiamento militare: il bersagliere che torna dalla guerra corteggia una bella ragazza, e il dialogo è vivace e arguto. Il tono è completamente diverso dai canti di trincea — qui non c'è dolore, solo la gioia del soldato in libera uscita.

È uno dei canti più eseguiti nelle sfilate e nelle manifestazioni militari italiane. La sua melodia trascinante accompagna da decenni le marce dei Bersaglieri in tutto il paese. Il canto rappresenta lo spirito della Fanteria leggera: veloce, allegra, combattiva.

Testo
Se potessi avere mille lire al mese senza esagerare sarei contento davvero Ma siccome un bersagliere non si perde d'animo mai col piumetto sul cappello e la fanfara che suona Siamo i bersaglieri i figli della gloria abbiamo scritto pagine di storia e di valor La bella bersagliera aspetta il suo soldato che torna dalla guerra col piumetto sul berretto Quando marcia il bersagliere il cuore batte forte nessuna paura ha mai della sua sorte Avanti bersaglieri con il passo svelto avanti per la gloria dell'Italia nostra
Versione tradizionale. Repertorio standard delle Fanfare dei Bersaglieri.
08
✦ Segnale militare · Cerimonia funebre

Il Silenzio

La tromba che accompagna i caduti — il suono più solenne dell'esercito
Dominio pubblico · Segnale militare tradizionale

Il Silenzio non è propriamente un canto — è un segnale di tromba, nato nella tradizione militare britannica ("The Last Post") e adottato dagli eserciti di tutto il mondo in forme diverse. La versione italiana ha una melodia distinta e riconoscibile, eseguita da una singola tromba.

Viene suonato in tutte le cerimonie funebri militari italiane, al momento dell'ammainabandiera e nelle commemorazioni dei caduti. Il suo suono evoca silenzio, raccoglimento, rispetto. Non c'è testo — la melodia stessa è il messaggio.

Nella tradizione italiana, Il Silenzio è suonato anche all'alba del 4 novembre, giorno dell'Armistizio della Prima Guerra Mondiale, nelle cerimonie presso i sacrari militari. A Redipuglia — dove riposano oltre 100.000 caduti — risuona ogni anno davanti a migliaia di persone. È il momento più solenne del calendario commemorativo italiano.

Per i fanti triestini delle Cravatte Rosse, il Silenzio ha accompagnato decenni di commemorazioni sui luoghi del fronte carsico — dal Sacrario di Redipuglia alle foibe, dai cimiteri di guerra ai monumenti della città.

Note storiche
Segnale militare di tromba Origine: adattamento italiano del britannico "The Last Post" Utilizzato in: · Cerimonie funebri militari · Ammainabandiera · Commemorazioni del 4 Novembre · Ricorrenze ai Sacrari militari Esecuzione: tromba solista senza accompagnamento A Redipuglia viene suonato ogni anno il 4 Novembre davanti al Sacrario dei 100.000 Caduti Durata: circa 40 secondi
Il Silenzio non ha testo. La sua forza è nella melodia e nel contesto in cui viene eseguito.
09
✦ Inno ufficiale · Arma di Fanteria

Inno della Fanteria

L'inno ufficiale dell'Arma più antica dell'Esercito Italiano
Dominio pubblico · Tradizionale

La Fanteria è l'Arma più antica dell'Esercito Italiano — il suo inno celebra quattro secoli di storia militare, dalle guerre risorgimentali alla Grande Guerra, dalla Seconda Guerra Mondiale alle missioni di pace contemporanee.

L'inno esalta lo spirito del fante: colui che combatte a piedi, che conquista il terreno palmo a palmo, che porta il peso della guerra sulle spalle e nella carne. Nessuna arma, nessuna tecnologia — solo il coraggio del soldato che avanza.

Viene eseguito nelle cerimonie ufficiali dell'Esercito Italiano, nelle Feste della Fanteria, e nei raduni delle associazioni d'arma come l'Associazione Nazionale del Fante. Al Raduno Nazionale di Palermo 2026, come in tutti i raduni precedenti, l'inno ha accompagnato la sfilata dei fanti italiani.

Il testo celebra valori senza tempo: fedeltà alla Patria, cameratismo, sacrificio, orgoglio dell'Arma. Valori che le Cravatte Rosse del 1° Fanteria "San Giusto" di Trieste portano avanti da oltre un secolo.

Testo
Fanti d'Italia fanti d'Italia su per le vette su per i monti Siamo i soldati dell'Arma più antica l'Arma che combatte l'Arma della gloria Avanti fanti col fucile in spalla avanti sempre per la Patria nostra Nelle trincee nei campi di battaglia il fante italiano non si è mai fermato Cravatte rosse penne nei cappelli bersaglieri e fanti figli d'Italia Quattrocento anni di storia e di gloria l'Arma di Fanteria non dimentica mai Fanti d'Italia fedeli alla Patria pronti a combattere pronti a morir
Versione tradizionale dell'inno. Eseguito in tutte le cerimonie ufficiali dell'Associazione Nazionale del Fante.
Nota sul copyright: I testi qui riportati appartengono alla tradizione orale e al dominio pubblico italiano. La Leggenda del Piave (E.A. Mario, 1918) è protetta da copyright fino al 2032 — per questa ragione il testo integrale non è stato riprodotto. Per tutti gli altri canti, le versioni riportate sono quelle tradizionali di dominio pubblico, con possibili varianti rispetto ad arrangiamenti o registrazioni specifiche che potrebbero essere protetti separatamente.

Questi canti non sono solo melodie.
Sono la voce di centinaia di migliaia di uomini
che marciarono, combatterono e morirono
perché l'Italia fosse libera e unita.

✦ Per la Patria e per la Memoria — ANF Trieste ✦