Dopo l’annuncio dell’armistizio, effettuato da Pietro Badoglio via radio alle 19:42 dell’8 settembre 1943, i tedeschi cominciarono le operazioni volte all’occupazione del territorio italiano, inclusa la capitale, e alla neutralizzazione delle truppe italiane schierate su tutti i fronti, secondo i piani già precedentemente elaborati dell’Operazione Achse.
La difesa di Roma si riferisce agli eventi accaduti nella capitale italiana e nell’area circostante, a partire dall’8 settembre 1943 e nei giorni immediatamente successivi, a seguito dell’armistizio di Cassibile e dell’immediata reazione militare delle forze tedesche della Wehrmacht schierate a sud e a nord della città
Purtroppo a causa dell’assenza di un piano organico per la difesa della città e di una conduzione coordinata della resistenza militare all’occupazione tedesca la città fu conquistata dalle truppe della Germania nazista, cui si opposero le truppe del Regio Esercito stanziate nella città e numerosi civili, privi com’erano di ordini coerenti e di collegamenti, lasciando sul campo circa 1000 caduti.
Il totale delle forze italiane disponibili per la difesa di Roma ammontava complessivamente a poco più di 88 mila uomini, Si trattava di un complesso di forze di composizione e qualità eterogenea ma numeroso e comprendente unità bene equipaggiate (come la Divisione Ariete II e la 10ª Divisione fanteria “Piave”) o comunque solidamente inquadrate (come i Granatieri di Sardegna e il 10º Reggimento Arditi), che se utilizzato in modo deciso e unitario avrebbe potuto contrastare validamente le forze tedesche presenti e successivamente confluite nell’area.
Da lato tedesco, vi erano due divisioni tedesche inquadrate “XI Corpo d’armata aviotrasportato” potevano quindi contare su un totale di circa 25mila uomini.
Il mattino del 9 settembre elementi della 7ª Divisione fanteria “Lupi di Toscana” e della 13ª Divisione fanteria “Re” con componenti anche del 1° e 2° Fanteria, vennero, quest’ultimi, schierati sulla via Cassia, in località La Storta, poco a nord della capitale.
Queste unità facevano parte dell’afflusso delle rispettive divisioni, in viaggio da nord per rinforzare il dispositivo italiano a protezione della capitale, che furono colte dall’armistizio ancora in viaggio.
All’alba del 9 settembre 1943 i tedeschi con un lancio di 800 paracadutisti provenienti da Foggia, guidati dal Maggiore Walter Gericke tentarono la cattura del capo di stato maggiore dell’esercito Mario Roatta, convinti della sua presenza nel Palazzo Orsini Barberini che fu sede per alcuni mesi dello Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano; egli se ne era invece andato la sera precedente, immediatamente dopo la dichiarazione di armistizio da parte di Badoglio.
La sede fu contesa strenuamente dai reparti italiani dell’esercito tra questi i reparti delle divisioni “Piave” e 13° Divisione “Re” e della la 2ª Compagnia d’Assalto araba presenti nelle vicinanze, dai carabinieri di presidio e anche da cittadini armati intervenuti nel frattempo.
Al momento della resa stipulata a Roma i paracadutisti tedeschi, asserragliati nel palazzo da loro conquistato, erano sotto lo stringente assedio delle truppe italiane.
l documento di resa fu firmato il 10 settembre, alle ore 16, dal tenente colonnello Leandro Giaccone, mentre per conto del maresciallo Kesselring firmò il suo capo di stato maggiore, generale Siegfried Westphal. L’accordo prevedeva che Roma restasse città aperta, ma la città fu successivamente occupata dalle truppe tedesche che affluirono rapidamente sia da Sud che da Nord. Subito dopo, tutte le unità del regio esercito nella zona furono disarmate e sciolte, esclusa parte della Divisione Piave, che restò in armi per garantire l’ordine pubblico nell’ambito del “Comando della Città aperta di Roma”, finché anche queste truppe vennero disarmate dai tedeschi il 23 settembre 1943 dopo la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana.

