I Fanti a ValMagnaboschi per ricordare i Caduti della Prima Guerra Mondiale

, Una aliquota di nostri soci ha presenziato alla cerimonia in ValMagnaboschi a Cesuna sull’altopiano di Asiago.Cerimonia molto sentita e partecipata in ogni fase.Anche la Santa Messa celebrata dal nostro Don Angelo Scarabottolo a cui va un grande grazie come pure i nostri soci che hanno presenziato. La cerimonia in Val Magnaboschi (Cesuna di Roana, Altopiano dei Sette Comuni) è il tradizionale Pellegrinaggio Internazionale dei Fanti. L’evento rende omaggio ai soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale, in particolare durante l’Offensiva di Primavera del 1916.

Battaglia del Solstizio: Cravatte Rosse al Sacello di Francesco Baracca

Nervesa della Battaglia celebra ogni anno, attorno al 15 giugno, l’anniversario della Battaglia del Solstizio, decisivo scontro del giugno 1918 sul fronte del Piave. Anche questa’anno le Cravatte Rosse del Gruppo Veneto son ostate presentiLa cerimonia si svolge nei luoghi simbolo del Montello: il Sacrario Militare, dove si rende omaggio ai Caduti della Grande Guerra, e al Sacello dedicato al Maggiore Pilota Francesco Baracca, eroe dell’aviazione italiana.La cerimonia ha avuto segioto con gli onori alla Bandiera, la deposizione delle corone e la partecipazione delle autorità civili e militari; la comunità e le Associazioni d’Arma rinnovano il proprio impegno nel custodire la memoria storica e nel trasmettere alle nuove generazioni i valori di sacrificio, appartenenza e pace.

Restaurato il luogo di sepoltura di Guglielmo Oberdan

Oggi 9 giugno 2026 abbiamo inaugurato il restauro del Monumento che ricorda il primo luogo di sepoltura dell’irredentista triestino Guglielmo Oberdan, presso il cimitero ex-Militare di Trieste.Presenti fra gli altri le Associazioni d’Arma, l’Istituto del Nastro Azzurro, la Lega Nazionale, l’Assessore Maurizio De Blasio e il consigliere Vincenzo Rescigno per il Comune di Trieste, e il Comandante della Polizia Locale Walter Milocchi.Allocuzioni del Presidente dell’Associazione Mauro Pierazzi e dell’Assessore comunale Maurizio De Blasio.Dopo la benedizione di don Roberto Pasetti, alla fine della cerimonia abbiamo voluto omaggiare del nostro crest di Sezione la Lega Nazionale rappresentata dal Vice Presidente Diego Guerin e dalla Segretaria Elisabetta Mereu che ha effettuato anche lo svelamento, e l’Assessore del Comune di Trieste De Blasio.La manifestazione si è conclusa con un bell’incontro finale e un brindisi di coesione presso un locale della zona al cui titolare abbiamo donato il nostro gagliardetto sociale.Il restauro del monumento è stato possibile grazie al contributo della Regione Friuli-Venezia Giulia.Un altro importante tassello che si va ad aggiungere alle diverse iniziative che abbiamo in progetto di realizzare nel corso dell’anno.Grazie di cuore a tutti coloro che hanno collaborato ! [nota di Alessandro Giacomelli]

LA BATTAGLIA DEL SOLSTIZIO

Giugno 1918: quando il Piave fermò l’Austria Il preludio — Dopo Caporetto L’autunno del 1917 aveva lasciato ferite profonde. La disfatta di Caporetto — 24 ottobre 1917 — era costata all’Italia 40.000 tra morti e feriti, oltre 250.000 prigionieri e una ritirata umiliante fino al Piave. Il Regio Esercito sembrava spezzato. Eppure, sulla nuova linea difensiva, qualcosa si era ricomposto. I fanti superstiti, i rinforzi, i giovani delle classi 1899 — i “ragazzi del ’99” — avevano tenuto. Il Piave non era caduto. L’Austria sapeva che quella era la sua ultima occasione. Il piano austriaco La primavera del 1918 vide l’Impero austroungarico in una condizione paradossale: formalmente più forte — la Russia era uscita dal conflitto, le divisioni liberate dal fronte orientale erano disponibili — ma internamente logoro, afflitto da crisi economica, nazionalismi centrifughi, demoralizzazione. Il tempo giocava contro Vienna. Il feldmaresciallo Conrad von Hötzendorf concepì un’offensiva su due direttrici: dal Trentino sull’Altopiano di Asiago e sul Grappa, e contemporaneamente attraverso il Piave verso la pianura veneta. L’obiettivo era sfondare, accerchiare, piegare definitivamente l’Italia prima che gli americani potessero fare la differenza sul fronte occidentale. Il poeta Gabriele D’Annunzio battezzò ciò che seguì con un nome destinato a restare: Battaglia del Solstizio. Il 15 giugno 1918 All’alba del 15 giugno gli austriaci aprirono un fuoco d’artiglieria violentissimo lungo tutto il fronte. Poi avanzarono. Sul Piave riuscirono inizialmente a guadare il fiume in più punti, stabilendo alcune teste di ponte sulla sponda italiana. Sembrava un’apertura. Per alcune ore, la situazione fu critica. Ma i fanti italiani tennero. La resistenza fu accanita settore per settore. Le piene primaverili del Piave — fiume tradizionalmente impetuoso a giugno — resero difficilissimi i rifornimenti austriaci alle truppe già passate sull’altra sponda. I genieri italiani distrussero i ponti galleggianti. Le riserve contrattaccarono. Tra il 19 e il 23 giugno gli austriaci furono ricacciati oltre il fiume. L’offensiva si concluse con un fallimento totale per Vienna: circa 150.000 tra morti, feriti e prigionieri. Il Regio Esercito aveva non solo resistito, ma dimostrato di saper contrattaccare. Il significato — Non solo una battaglia La Battaglia del Solstizio non fu soltanto una vittoria militare. Fu la prova che l’esercito italiano, dopo l’umiliazione di Caporetto, aveva ritrovato coesione, disciplina e volontà combattiva. Fu il segnale che l’Austria non aveva più riserve morali né materiali per un nuovo tentativo. Quattro mesi dopo, a Vittorio Veneto, sarebbe arrivata la resa definitiva. Per i fanti del fronte orientale — e tra loro molti triestini che combattevano per un’Italia che non li aveva ancora visti cittadini — quella resistenza sul Piave aveva un significato doppio: difendere la linea significava avvicinarsi al giorno in cui Trieste sarebbe stata italiana. Quel giorno arrivò il 3 novembre 1918. Per approfondire La storia del 66° Reggimento Fanteria “Trieste” e il suo contributo al fronte del Piave sono documentati nell’Archivio Storico dell’ANF Trieste. Consulta la nostra Piccola Biblioteca Digitale sul sito. — A cura della Redazione ANF Trieste

3 giugno 1918: sul Piave la fanteria italiana non arretrò

Il 3 giugno 1918 l’Austria-Ungheria lanciò la sua ultima grande offensiva sul fronte italiano. Sul Piave e sull’Altopiano di Asiago, la fanteria italiana — stremata ma irriducibile — tenne le posizioni contro un nemico che puntava tutto su un colpo decisivo. Non passarono. Nella notte tra il 15 e il 16 giugno 1918 — preceduta da giorni di preparazione intensa e di pressione crescente lungo tutto il fronte, già visibile agli osservatori italiani dai primi di giugno — l’Imperial Regio Esercito austro-ungarico scatenò quella che sarebbe rimasta nella storia come la Battaglia del Solstizio, l’ultima grande offensiva degli Asburgo sul fronte italiano. L’obiettivo era ambizioso quanto disperato: sfondare le linee italiane sul Piave e sull’Altopiano di Asiago, dilagare nella pianura veneta, piegare definitivamente un avversario che Vienna riteneva ancora scosso dalla disfatta di Caporetto dell’ottobre precedente. Fu un calcolo sbagliato. Il Piave non si passò I reparti austro-ungarici riuscirono in un primo momento ad attraversare il Piave in alcuni punti, guadagnando terreno sulla riva italiana. Ma trovarono davanti a sé una fanteria che non aveva più intenzione di cedere. Reduci da mesi di riorganizzazione sotto il comando del generale Armando Diaz, i fanti italiani combatterono posizione per posizione, argine per argine, casa per casa. La piena del fiume — gonfiato dalle piogge di giugno — contribuì a isolare le teste di ponte nemiche. Nel giro di pochi giorni l’offensiva austriaca si esaurì. I reparti imperiali furono ricacciati oltre il fiume con perdite enormi. Era la fine. L’Austria-Ungheria non avrebbe più avuto la forza di attaccare. Cinque mesi dopo, a Vittorio Veneto, sarebbe arrivata la resa definitiva. Il prezzo della resistenza La tenuta sul Piave non fu un miracolo. Fu il risultato del sacrificio silenzioso di centinaia di migliaia di fanti che, nei mesi precedenti, avevano resistito sull’Isonzo, sul Carso, sul Grappa, spesso senza adeguato rifornimento, spesso senza ricambio, sempre con il peso di una guerra che durava da tre anni e che sembrava non dover finire mai. Per Trieste e per il Friuli-Venezia Giulia quella resistenza aveva un significato ancora più profondo: il Piave era l’ultimo baluardo prima della pianura, ma era anche la linea oltre la quale il sogno dell’Italia unita fino al confine orientale rischiava di spezzarsi per sempre. I fanti che tennero il Piave nel giugno del 1918 non combattevano solo per una posizione tattica. Combattevano per un’idea di Patria che comprendeva anche Trieste, anche Gorizia, anche l’Istria — terre che sarebbero tornate italiane solo grazie a quella resistenza e alla vittoria di novembre. La memoria che non passa L’Associazione Nazionale del Fante nacque nel 1920 proprio per custodire questa memoria: quella dei ragazzi del Piave, dei fanti del Carso, dei soldati dell’Isonzo. Uomini comuni che fecero cose straordinarie, e che meritano di essere ricordati non solo nelle ricorrenze ufficiali, ma ogni giorno — nei siti delle sezioni, nei bollettini, nelle scuole, nelle piazze. La Sezione di Trieste — città che quella guerra la conobbe da entrambi i lati del filo spinato — porta questa memoria con particolare consapevolezza. Ricordare il Piave, per noi, non è un esercizio retorico. È un atto di giustizia verso chi non tornò. «Soldato, il Piave mormorò: non passa lo straniero.» — E. A. Mario, La Leggenda del Piave, 1918 Onore ai Fanti — Onore a Trieste A cura della Sezione di Trieste — ANF

31 maggio 1859: la Battaglia di Palestro e il valore della fanteria italiana

Il 31 maggio 1859, durante la Seconda Guerra d’Indipendenza italiana, la Battaglia di Palestro vide la fanteria e i bersaglieri italiani distinguersi con straordinario valore contro le forze austriache. Una pagina di gloria che contribuì a scrivere l’Italia unita. Il 31 maggio 1859, nei pressi di Palestro — piccolo comune del Novarese, oggi in provincia di Vercelli — si combatté una delle battaglie più significative della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana. Le forze piemontesi, affiancate dall’alleato francese, si scontrarono con l’esercito austriaco in una giornata che si rivelò decisiva per le sorti della campagna militare. A distinguersi furono in particolare i bersaglieri e i reparti di fanteria di linea, che con audacia e determinazione riuscirono a respingere e aggirare le posizioni nemiche, contribuendo in modo determinante alla vittoria. La battaglia di Palestro fu parte di una serie di scontri — insieme a Magenta e Solferino — che avrebbero portato, nel giro di poche settimane, alla liberazione della Lombardia dal dominio austriaco e a un passo decisivo verso l’Unità d’Italia, proclamata due anni dopo, nel 1861. Ricordare Palestro significa ricordare il sacrificio e il valore di quei fanti che, con il fucile in mano e il Tricolore nel cuore, posero le fondamenta della Patria che oggi abitiamo. «Il fante è l’anima dell’esercito. Senza di lui, nessuna vittoria è possibile.»

Centenario del Parco della Rimembranza a Trieste

Oggi sabato 30 maggio si è conclusa a Trieste la prima parte delle celebrazioni per il centenario del Parco della Rimembranza, che i Fanti delle Cravatte Rosse hanno concretamente sostenuto coadiuvando gli interventi in varie occasioni, con il bellissimo concerto al Politeama Rossetti della Fanfara della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” diretta dal Sergente Maggiore M° Cosimo Taurisano e dell’orchestra a fiati del Conservatorio Tartini di Trieste. Sono intervenuti con allocuzioni il Presidente del Consiglio Comunale F. Panteca in rappresentanza delle istituzioni locali e gli infaticabili Lucio Beresca e Ignazio Vania dell’Associazione “Parleranno le Pietre” e del “Nastro Azzurro” che hanno coordinato tutte le attività in programma. Presenti anche rappresentanti di Regione FVG, e il Senatore Roberto Menia.Nel frattempo un nuovo caro saluto va ai nostri Fanti presenti al contemporaneo Raduno 2026 nella città di Palermo.[nota di Alessandro Giacomelli]

Festa della Fanteria e 100° Anniversario del Parco della Rimembranza a Trieste

Sul Colle di San Giusto e nel Parco della Rimembranza è stato celebrato il suo centenario e la Festa della Fanteria . Le cerimonie sono state realizzate in sinergia con l’Istituto nazionale del Nastro Azzurro, l’Associazione Parleranno le Pietre e la Regione Friuli Venezia Giulia. Alla presenza di autorità civili e militari è stata depositata una corona alla scalinata delle Medaglie d’oro, ai piedi della Chiesa di Santa Maria Maggiore, alla targa che ricorda le 70 medaglie d’oro al valor Militare di Trieste, Venezia Giulia, Istria, Fiume e Dalmazia. La cerimonia e proseguita all’ingresso del Parco della Rimembranza, in via Capitolina, l’alza bandiera solenne e alle 11 la cerimonia di Onore dei caduti in tutte le guerre ed infine Commemorazione del centenario nel piazzale di San Giusto al monumento Ai Caduti di Trieste.Al presidente Mauro Pierazzi è giunto un ringraziamento da parte del Gen. Lucio Beresca per la cerimonia: “eccellente in tutte le sue fasi, ringrazio i tuoi di tutto il supporto fornito in fase di preparazione e di condotta, segnatamente da Dario Lonzaric, vero propulsore dell’iniziativa” . Di seguito la locuzione del nostro presidente di sezione Mauro Pierazzi:“Autorità civili, religiose e militari, Associazioni d’arma e cittadini. Porto a tutti voi il saluto dei Fanti della Sezione di Trieste che mi onoro di rappresentare in questa cerimonia.Il 24 maggio è la giornata di maggior significato simbolico per la Fanteria, segna l’inizio del primo conflitto mondiale per l’Italia e l’ultimo percorso verso l’Unità nazionale. Un percorso al quale i Fanti furono chiamati a dare il contributo più grande, non cito il numero dei Caduti, le onorificenze individuali e alle Bandiere dei reggimenti, basti ricordare che il sacrificio fu immenso affinché Trieste fosse italiana. Fu la guerra combattuta sotto il fuoco devastante dell’artiglieria e delle mitragliatrici, con i feroci assalti alla baionetta per la conquista di ogni singola trincea. Dal Carso agli Altipiani del Trentino, dalle giornate più buie di Caporetto alla riscossa del Piave e di Vittorio Veneto i Fanti affrontarono le battaglie più dure e più sanguinose.Voglio ricordare che il 24 maggio unisce idealmente quei soldati resi fratelli dal sacrificio nelle trincee a coloro che li precedettero nel cammino risorgimentale, e furono artefici della storia e delle tradizioni dell’Arma, e a coloro che li seguirono nel secondo conflitto mondiale, spesso di fronte a una sorte avversa, sulle montagne della Grecia, nei deserti infuocati dell’Africa Settentrionale e nelle gelide steppe della Russia.Trieste, dal momento dell’unificazione all’Italia, è stata sede di numerosi reparti di Fanteria, tra i più celebri e presenti per lungo tempo ricordo la Brigata “Casale”, la Brigata “Sassari”, l’82° Reggimento “Torino” e il 1° Reggimento “San Giusto”. Nel secondo dopoguerra, che fu il più lungo e sofferto tra tutte le città italiane, nei lunghi decenni della Guerra fredda alcuni di questi reparti costituirono il presidio per la difesa della sicurezza e della libertà legando indissolubilmente il loro nome a Trieste.Ai giorni nostri la Fanteria, nel rapido mutamento degli scenari geopolitici, continua ad operare in molteplici missioni al servizio dell’Italia e se è vero che evolve la tecnologia, sul campo alla fine l’ultimo atto resta sempre ai Fanti, uniti oggi come ieri dallo stesso coraggio e spirito di sacrificio. Viva la Fanteria! Viva l’Italia!” La giornata si è conclusa con un ricevimento e rinfresco al Circolo Militare Unificato .

Festa della Fanteria alla Scuola di Cesano

Presso la Caserma “Ugo Bartolomei” di Cesano, si è svolta la cerimonia per la Festa dell’Arma di Fanteria e per l’80° anniversario dell’istituzione della Scuola di Fanteria dell’Esercito Italiano, prestigiosa realtà formativa dell’Esercito Italiano..Una mattinata intensa ed emozionante, caratterizzata da valori profondi che da sempre guidano le Forze Armate: impegno, disciplina, sacrificio, senso del dovere, appartenenza e lealtà.Momenti come questi rappresentano un’importante occasione per rinnovare il legame tra istituzioni civili e militari, nel segno del rispetto, della collaborazione e della condivisione dei valori fondanti della nostra Repubblica. Presente alla cerimonia anche il nostro Magg, Farancesco Coletta e il Cap. Marco Pasquali.

24 maggio: Festa della Fanteria

L’Arma di  Fanteria, detta “Regina delle Battaglie”,  è la prima Arma dell’Esercito Italiano ed in data 24 maggio, giorno in cui ricorre l’anniversario dell’entrata in guerra contro l’Austria-Ungheria,  viene festeggiata. La “regina delle battaglie ha contribuito a scrivere le pagine più gloriose del nostro passato, come testimoniano le numerose decorazioni conferite alla bandiera di guerra dell’arma e ai vessilli dei reggimenti nonché le ricompense concesse ai fanti che hanno servito la patria sino all’estremo sacrificio