Un Fante a supporto delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026

E’ con piacere che pubblichiamo un resoconto ricevuto dal nostro socio Livio Fogar, dell’attività svolta come socio ANA e volontario per attività di supporto alle Olimpiadi della neve di MIalno Cortina.

Nei mesi di febbraio e marzo si sono svolti i Giochi olimpici Milano Cortina 2026 e l’Italia, in entrambe le edizioni, è arrivata quarta sia alle Olimpiadi dopo Norvegia, Stati Uniti e Paesi Bassi con 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi, che alle Paralimpiadi dopo Cina, Stati Uniti e Russia con 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi nelle combinate ipovedenti e non vedenti.
Ma non è del medagliere e delle prestazioni dei nostri bravissimi atleti ed atlete che intendo parlare, quanto della mia esperienza con i volontari Alpini ed Amici degli Alpini ANA a supporto dei giochi i quali, col loro lavoro silenzioso e lontano dai riflettori, hanno contribuito in modo determinante al buon funzionamento della complessa macchina organizzativa.
Apro una breve parentesi esplicativa: in ambito ANA esistono due copricapi per contraddistinguere i soci: il cappello con la penna, prerogativa dei Soci Ordinari che hanno fatto almeno due mesi di servizio militare nelle truppe alpine e la norvegese, ovvero il berretto da campo soprannominato “stupida”, che viene data agli Amici degli Alpini che hanno svolto almeno due anni di attività a favore della sezione di appartenenza o della sua Squadra di Protezione Civile. Infine ci sono i soci aggregati, ovvero nuovi iscritti non Alpini o che non svolgono attività particolari, per i quali non sono previsti copricapi associativi.
Insieme gli Amici degli Alpini a Cortina ha partecipato anche il sottoscritto il quale, oltre ad essere Socio Ordinario della Sezione dell’Associazione Nazionale del Fante di Trieste, è anche Amico degli Alpini, appunto, della locale Sezione ANA.
Le attività di supporto si sono svolte in quattro turni, dal 4 al 22 febbraio e dal 4 al 15 marzo, e lo scrivente è stato alloggiato insieme ad un centinaio di volontari sopra Borca di Cadore (BL) ed un piccolo contingente di Alpini del 9° Taurinense agli ordini del Ten. Col. Giuseppe Quattrone, responsabile della struttura ospitante ribattezzata, per l’occasione, “Villaggio Alpino”.
Tale struttura era un’ex colonia estiva, costruita negli Anni Cinquanta da Enrico Mattei per i figli dei dipendenti ENI in una posizione bellissima arrampicata tra i boschi, e raggiungibile solo tramite una stradina ripida tutte curve lunga 4 chilometri sopra Borca. La location inoltre è spettacolare, sovrastata da dietro dal Monte Antelao e, di fronte, da una catena montuosa dove si erge il Monte Pelmo. Purtroppo, dismessa da tempo e non predisposta per i climi invernali, l’ex colonia è stata destinata ai volontari come soluzione di ripiego – inizialmente si doveva venir alloggiati in una caserma a Tai di Cadore, assegnata all’ultimo minuto ai carabinieri – per cui all’arrivo, nonostante i lavori di rifacimento e ripristino, risultava ancora priva di riscaldamento ed acqua calda.
La prima notte, di conseguenza, non è stata il massimo del confort e la mattina dopo cinque volontari avevano già rifatto i bagagli e ripartiti, ma chi ha fatto la leva negli anni Settanta ed Ottanta è rimasto affrontando e superando questo disagio temporaneo con spirito militare alpino senza drammi.
Il Ten. Col. Quattrone comunque, già il giorno dopo, è riuscio a far arrivare al Villaggio un potente generatore dell’Esercito ed i suoi Alpini, lavorando di lena, hanno collegato in giornata numerosi soffiatori di aria calda, ripristinato l’uso delle docce e normalizzando così la situazione.
La zona notte era ubicata nella palestra con brandine pieghevoli come alle adunate ed esercitazioni, mentre il vitto era assicurato da ottime ed abbondanti colazioni, pranzi e cene dalla Squadra Cucina rivelatasi, a detta di tutti, una vera eccellenza.
Per operare a Cortina, i volontari hanno ricevuto una divisa composta da giaccone impermeabile chiamato “guscio” ed un pile pesante chiamato “orsetto” di ottima fattura ed entrambi color verde militare, sottocombinazione termica, pantaloni impermeabili neri, 5 paia di calzettoni, scarponi, ramponcini, guanti ed un berrettino cuffia, e se uso il termine “divisa” e non “abbigliamento” è perché tale era ed andava considerata. Sul pass personale infatti, necessario per accedere alle aree dei giochi olimpici, non comparivano diciture come “ANA”, “Pro Loco” od “Olimpiadi” ma “Ministero della Difesa”, che qualificava i volontari come militarizzati a tutti gli effetti.
Le giornate erano organizzate sia che si trattassero di turni esterni in base delle mansioni assegnate (controllo accessi, sorveglianza e manutenzione piste, movieri e driver), che interni nei turni di corvee (cucina, pulizia mensa, bagni, ecc.) perché al Villaggio, come ai tempi della “naia”, si era totalmente autonomi ed autogestiti.
Da notare che le divise dei volontari erano pressoché identiche a quelle adottate dai militari per le Olimpiadi e, ad osservare i volontari ed Alpini mentre lavoravano fianco a fianco, non sarebbero notate differenze se non per la dicitura “Alpini” sul giaccone dei primi ed “Esercito” sormontata da una stella d’oro su quello dei secondi. Ovviamente il rapporto instauratosi tra i volontari, molti dei quali attempati, ed i ragazzi e ragazze in divisa ventenni o poco più, è stato fin da subito cordiale ed all’insegna della convivialità e collaborazione reciproche.
La vita al Villaggio era strutturata su un modello che, in molti, ha richiamato i tempi della naja: alzabandiera alle 8.00 ed ammainabandiera alle 17.00 e subito dopo, in base ai turni predisposti, partenza su mezzi della Protezione Civile ANA, arrivo al sottostante abitato di Borca, trasbordo su mezzi dell’Esercito, smistamento alle varie assegnazioni insieme ai militari e, a fine turno, rientro con gli stessi mezzi a Borca, risalita sui mezzi PC ANA e rientro.
Inoltre, a rafforzare il clima “militare” che si respirava ha contribuito non solo il vissuto comune ai più ma pure la “disciplina” instaurata e le indicazioni date ai volontari perché, trovandosi sotto gli occhi di tutti, è stato caldamente raccomandato di non presentarsi sbracati, giacconi e pile dovevano essere sempre in ordine senza capi colorati “fuori ordinanza” che potessero dare nell’occhio, comportamento educato ed evitare di bere e fumare nei bar o per strada … in poche parole, bisognava essere sempre irreprensibili e tenere sempre presente che si indossava una divisa. Tali indicazioni sono state immediatamente recepite e messe in atto, ed i volontari hanno ricevuto in seguito unanimi apprezzamenti compreso un servizio apparso il 22 febbraio sullo statunitense “New York Times”, a firma di Jason Horowitz, che ha descritto l’impegno, la presenza costante ed il contributo prezioso dato dai volontari e dai militari impiegati a questo importante evento.
Inoltre, i volontari hanno avuto per due volte la graditissima visita del Presidente dell’ANA Sebastiano Favero, giunto al Villaggio accompagnato dal Comandante della JTF-Joint Task Force della Difesa, preposta alla sicurezza dei Giochi, Gen. Claudio Mora, i quali si sono complimentati coi presenti per l’impegno e volontà dimostrati.
Il bilancio finale è stato nettamente positivo e non si è trattato, come si potrebbe magari pensare, di “semplice” volontariato ancorché impegnativo, ma del primo esperimento di impiego di soci ANA, dai 18 ai 70 anni, come Volontari della Difesa. La pianificazione strategica nazionale prevede infatti la costituzione di due Riserve per le Forze Armate, una operativa per integrare in caso di necessità le unità combattenti ed una logistica, destinata a compiti di seconda schiera altrettanto importanti perché consentirebbero di liberare personale militare per impieghi di prima linea. A questa straordinaria prova di mobilitazione hanno preso parte circa 3.500 tra volontari e militari effettivi, cui si sono aggiunti 250 volontari che avevano aderito all’appello della Fondazione MiCo ed inseriti nel Team 26 alle dirette dipendenze operative della Fondazione stessa, più altri 500 volontari impiegati all’interno delle colonne mobili della Protezione Civile ANA della Lombardia, Veneto e Provincia di Trento.
Prima di concludere, mi concederò la libertà di riportare un paio di esperienze personali. Il 19 e 20 febbraio era caduta una nevicata tale da impedire la circolazione sulla stradina che porta a Borca ma i militari, previdentemente, avevano portato al Villaggio un paio di mezzi cingolati bimodulari polivalenti per trasporto truppe BV 206, coi quali hanno potuto portare a valle e riportare i volontari a fine turno. Per tutti i volontari ANA si trattava della prima volta ma il sottoscritto, avendo fatto la leva nella Fanteria Meccanizzata (67° “Montelungo”, 9/80), nel momento preciso in cui il BV 206 ha iniziato a muoversi con sussulti e scossoni, si è sentito come risucchiare indietro di 45 anni e rivisto quando, Fante ventenne, sedeva a bordo di un M113 con elmetto in testa ed il fido Garand tra le ginocchia, una sensazione indescrivibile ed indimenticabile!
Egoisticamente, ho subito sperato in altre nevicate copiose ma il tempo invece è migliorato per cui, settimana dopo settimana, la neve era praticamente scomparsa. Mi ero mestamente rassegnato quando la mattina di domenica 15 marzo, proprio ultimo giorno di turni per la premiazione finale delle Paralimpiadi, Cortina si è risvegliata sotto una coltre di neve che cadeva a falde larghe e non credevo ai miei occhi, il desiderio si era avverato!
I militari riavviarono pertanto i motori dei BV 206 e sono risalito insieme ad altri sette volontari, 5 uomini e 2 donne affatto entusiasti di quel mezzo di trasporto per loro inusuale diversamente dal sottoscritto, che sprizzava felicità da tutti i pori!
L’esperienza di Cortina non si è conclusa solo con abbracci finali e scambi di numeri di telefono perché i volontari, al rientro a casa, hanno trovato un invito per sabato 18 Aprile a Verona dove, in piazza Bra, sono affluiti numerosi (un migliaio, sui 2.200 complessivamente impiegati) e 180 Amici degli Alpini hanno ricevuto un cappello alpino da parte dell’Esercito venendo, così, nominati Alpini a tutti gli effetti.
Per motivi che non sto qui a spiegare, il sottoscritto non è figurato tra questi e, viste le polemiche seguite, non se ne rammarica affatto e non avrebbe motivo. Nel 2019, dopo 4 anni di attività a favore della Sezione ANA di Trieste e della sua Squadra di Protezione Civile, avevo già ricevuto la norvegese e tanto mi basta perché un copricapo militare già ce l’ho ed è il basco nero di Fante Meccanizzato consegnatomi nel 1980, che mi tengo stretto e non devo certo far collezione!
Per la Sezione del Fante di Trieste
Livio Fogar