Trieste ricorda i Fanti del 65° Valtellina

Lunedì 20 ottobre presso la sala del Consiglio comunale di Trieste,il nostro socio nonché Consigliere comunale Vincenzo Rescigno, commemorerà la Brigata Valtellina che nel Settembre del 1917 durante l’11 Battaglia dell’Isonzo presso il Comune di Duino Aurisina (TS) venne annientata dall’esercito Austro Ungarico. L’ entrata è libera ,ingresso in piazza Unità d’Italia 4 , Palazzo Comunale. Dobbiamo andare al settembre 1917: si è conclusa da pochi giorni dall’undicesima “Battaglia dell’Isonzo”  l’ultima delle battaglie che nell’arco di due anni, a prezzo di alcune centinaia di migliaia di caduti, aveva fatto guadagnare agli Italiani una manciata di chilometri, tanto che il fronte, partito due anni prima da Grado, era adesso arrivato appena ai contrafforti dell’Hermada.E la battaglia si riaccende sul fronte nel settore di Flondar, con gli austro-ungarici che scatenano nella notte tra il 3 e 4 settembre un infernale bombardamento d’artiglieria. Il nemico lancia un poderoso attacco particolarmente violento contro un tratto di fronte lungo le paludi del Lisert, da quota 145 sud fino al al mare,  linea coperta dal 65° Fanteria.Il Reggimento di fanteria della Brigata Valtellina ha appena occupato quelle posizioni, al termine di pochi giorni di riposo trascorsi a Vermegliano.Il reparto viene sopraffatto e quasi distrutto, gli uomini si proteggono in un rifugio sicuro ed invulnerabile: uno dei due tunnel ferroviari, ricordato nel diario del Reggimento come “galleria di Lokavac”, che in precedenza gli austro-ungarici avevano sapientemente adattato. Alle 4:50 del mattino cessa il fuoco pesante d’artiglieria, ma anziché scatenare subito l’attacco, l’artiglieria austro-ungarica  continua a bombardare le trincee delle prime linee; e quindi i soldati italiani se ne restano al sicuro nella galleria. Alle 5:40 cessa il bombardamento, ed immediatamente le unità austro-ungariche  avanzano verso le linee italiane. Un reparto austriaco arriva fino all’imbocco del tunnel e lancia delle bombe a mano.Le casse di munizioni che erano state depositate proprio in prossimità dell’ingresso: esplodono, e coinvolgono nell’esplosione dei serbatoi di lanciafiamme custoditi a fianco. Nell’arco di pochissimo tempo si sviluppa un incendio furioso ed incontrollabile: il fumo invade tutto il tunnel, asfissiando gli occupanti, e solo pochissimi riescono a mettersi in salvo.  L’incendio prosegue per ben due giorni, consumando e calcinando tutto all’interno.I diari ufficiali lamentano per il giorno 4 settembre 1917 la perdita di 2900 uomini e 80 ufficiali, la maggior parte dei quali all’interno del rifugio; una  la lapide che li commemora ricorda  che caddero “centinaia” di fanti assieme al loro comandante, il colonnello Giovanni Piovano. Tra le scritte incise è possibile leggere questa triste frase: “QUI’ IL 65° REGGIMENTO PERDETTE  IL 70 PER CENTO DEI SVOI FANTI”. La storia della Brigata Valtellina  ci porta al 66° Fanteria Aeromobile “Trieste”  che molti ricorderanno, a distanza di poco più di un anno, ha ricevuto a Trieste il “Sigillo Trecentesco” dalle mani del Sindaco Roberto Dipiazza nel corso del Raduno Nqazionale dei Fanti d’Italia. Il 66° Reggimento fanteria “TRIESTE” trae le sue origini dal 66° Reggimento fanteria inquadrato nella Brigata “Valtellina” costituitosi nel 1862 ed ha il suo battesimo del fuoco durante la Terza Guerra d’Indipendenza, nella battaglia di Custoza.Partecipa alla 1^ Guerra Mondiale combattendo sul fronte Giulio, a Cima Tre Pozzi, in Val d’Assa e meritando, come tutta la fanteria italiana, la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia. Il 65° e il gemello 66° si distingueranno anche nella seconda guerra mondiale. Sul fronte africano saranno i due reggimenti della 101 Divisione Motorizzata Trieste che tanto filo da torcere daranno all’Ottava Armata Britannica. Durante la 2^ Guerra Mondiale, inquadrato nella 101^ divisione “Trieste” partecipa alla campagna in Africa settentrionale, contendendo il terreno all’8^ armata da El Alamein alla Tunisia dove, durante la battaglia di Takrouna, il 1° Battaglione al comando del Capitano Mario Politi (al quale è intitolata la Sezione Provinciale di Forlì dell’Associazione Nazionale del Fante) , si copre di gloria tenendo in scacco una divisione nemica per diversi giorni e cedendo soltanto dopo aver terminato le munizioni, meritando così la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Il  66° viene ricostituito in Forlì il 1° Ottobre 1975, come 66° battaglione meccanizzato “Valtellina”, per ridenominazione del 2° battaglione del 40° reggimento fanteria “Bologna” ed è inquadrato nella Brigata Meccanizzata “Trieste” della Divisione Meccanizzata “Folgore”.Sciolta la Divisione Meccanizzata “Folgore” nel 1986, la “Trieste” si scioglie a sua volta nel 1991 e lascia il posto alla Brigata “Friuli” nella quale entra il 66°.  Impegnato con i paracadutisti nella prima edizione dell’Operazione “Vespri” nel 1992, l’anno successivo è cambia fisionomia organica, assumendo la denominazione di 66° Reggimento fanteria “Trieste”. Trasformato in reggimento di fanteria aeromobile nel corso del 2000 affronta un impagnativo ciclo addestrativo per validare la nuova configurazione. l battaglione aeromobile è la pedina operativa dell’unità. Con il supporto dell’aviazione dell’Esercito opera per garantire la funzione di Personnel Recovery (recupero del personale isolato) nelle missioni militari italiane all’estero.

1976: conferimento del simbolo araldico e motto al 1° Fanteria Motorizzata “San Giusto”

Il 15 ottobre 1976 al battaglione di Fanteria motorizzato “San Giusto” viene concesso lo stemma araldico con il relativo motto “Fedele Sempre”. (Decreto Presidente della Repubblica – Roma, 15 ottobre 1976). Si evidenzia l’aggiunta sopra lo scudo del fregio dell’arma di Fanteria e l’indicazione del numero dei Battaglione, l’aggiunta dei nastri corrispondenti alle decorazioni concesse alla Bandiera di guerra e del motto “Fedele Sempre”, o come avvenuto in tempi recentissimi, per effetto della circolare n. 121 dello SME datata 9 febbraio 1987, l’adozione di una corona turrita che sormonta lo scudo. Essa è formata da un cerchio rosso all’interno, con due cordonate a muro sui margini sostenute da 8 torri (5 visibili). Le torri, di foggia rettangolare e con 10 merli alla guelfa (4dei quali angolari), sono muniti di una porta e di una sola finestra e sono riunite da una cortina di muro, ciascuno finestrata di uno. Il tutto è d’oro e murato di nero. Deduzioni per la blasonaturaDall’analisi storica delle origini e vicende del Reggimento si evincono i seguenti fattori di rilevanza araldica: I primi due fattori erano già rappresentati emblematicamente nel vecchio stemma del Reggimento che è sembrato richiamare nel nuovo stemma. Ne discende l’adozione di uno scudo composto.In esso trovano posto: Descrizione dello stemmaLo scudo è così composto: primo inquartato di rosso alla croce d’argento, e in d’oro con l’aquila bicipite nera coronata. Il secondo intero di rosso con l’alabarda di San Sergio d’argento. Ornamenti esterioriSullo scudo la corona turrita della Repubblica, accompagnata dai nastri indicativi delle ricompense al valore di cui il Corpo ha titolo di fregiarsi. Sotto lo scudo, su lista d’oro svolazzante incurvata con la concavità rivoltaverso l’alto riportante il motto “Fedele Sempre”. I colori e la forma dello scudoLo scudo è del tipo Sannitico; per quanto riguarda il colore degli smalti, si può risalire ai seguenti significati: Il “motto” di un reparto sono delle frasi molto brevi che hanno lo scopo di descrivere sinteticamente lo spirito di un gruppo o di un’organizzazione. Nel mondo militare i motti sono anche utilizzati come grido di battaglia fin dai tempi antichi. Nel caso del “1° Fanteria ( ed el suo gemello 2° Fanteria ) i motti reggimentali sono stati: per il 1° Fanteria Re “Nomen omen”(“di nome e di fatto”) per il 2° Fanteria Re “Nulli virtute ac fidelitate secundus” (“secondo a nessuno per valore e fedeltà”) e per il 1° “San Giusto”“Fedele Sempre”

Vedetta Alice: le foto della giornata

Pubblichiamo con piacere alcune foto del fotografo Giorgio Rossi, presente alla cerimonia di Vedetta Alice in ricordo dei Fanti del 1° Fanteria “San Giusto” caduti in servizio nel 1986.

Noi e la storia: la Guerra Fredda raccontata da Giorgio Venturini

Nell’ambito della rasssegna “Noi e la Storia” organizzata dal Comune di Ronchi dei Legionari, le Cravatte Rosse hanno voluto essere presenti alla conferenza tenuta dall’amico Giorgio Venturini del gruppo storico della  Sezione del Fante di Cividale. Giorgio, vero esperto del tena, ha fatto una panoramica dei bunker e delle postazioni messe in opera sul Carso Isontino dall’Esercito Italiano nel periodo della Guerra Fredda, fornendo molte informazioni e curiosità al riguardo. L’argomento ha suscitato grande interesse nell’auditorium, al completo della sua capienza. [articolo di Alessandro Giacomelli]

In ricordo di Norma Cossetto

Si è svolta a Trieste, come ogni anno, la cerimonia per ricordare Norma Cossetto, la studentessa universitaria istriana torturata, violentata e gettata in una foiba per mano di partigiani jugoslavi 82 anni fa. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia si è svolta nella via dedicata a Norma Cossetto. L’associazione nazionale del Fante di Trieste con le Cravatte Rosse hanno partecipato alla toccante cerimonia. Alla cerimonia hanno preso parte anche il sindaco di Due Carrare (Padova) Davide, ( tra le prime città ad aver dedicato un monumento a Norma Cossetto) , la deputata di Fratelli d’Italia Nicole Matteoni, l’assessore regionale all’ambiente Fabio Scoccimarro, i consiglieri regionali Claudio Giacomelli, Michele Lobianco, Carlo Grilli e Francesco Russo, il presidente del Consiglio comunale Francesco Panteca e l’assessore Caterina de Gavardo.

Ricordati i Fanti del “San Giusto” caduti in servizio per la Patria

Si è tenuta oggi la cerimonia organizzata dall’Associazione Nazionale Cravatte Rosse del 1° San Giusto di Trieste e dalla Sezione del Fante di Trieste in memoria dei fanti caduti in servizio nella tragica giornata  del  1 settembre del 1986, i commilitoni – S.Ten. Fabio Santi, Fuciliere Michele Gallocchio e Pilota VTT Vincenzo Passerini – persero la vita in attività addestrativa per un tragico incidente in località Vedetta Alice..Presenti oggi in località Banne, presso il cippo che li ricorda numerosi fanti del 1° San Giusto,  molti provenienti da fuori Trieste. Presente il Gruppo Territoriale Veneto delle Cravatte Rosse,  gli amici dell’Associazione Lagunari Truppe Anfibie di Trieste,  la rappresentanza della Federazione Grigioverde,  e dell’Istituto Nastro Azzurro. Presente in rappresentanza del Comune di Trieste e del Sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale Francesco Panteca;  per la Regione Friuli Venezia Giulia l’Assessore regionale alla difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scocimarro,  un ufficiale  della Polizia Locale di Trieste, il presidente dell’Associazione dei Fanti di Trieste Mauro Pierazzi e la sorella di Passerini, la signora Graziella, che ogni anno raggiunge Trieste da Anagni per l’evento a ricordo del fratello.

Eventi & mostre

6 ottobre 2025Orario:18:00Dove:Auditorium comunale – via cau de mezoCategorieI bunker del Carso ai tempi della guerra fredda Giorgio Venturini – capogruppo del gruppo storico “La guerra fredda” dell’Associazione Nazionale del Fante Sezione di Cividale del Friuli I bunker della Guerra Fredda sul Carso sono strutture difensive sotterranee realizzate dall’esercito italiano durante la Guerra Fredda, principalmente lungo il confine orientale, per contrastare un’eventuale invasione sovietica. I bunker rappresentano un importante tassello della storia del confine orientale italiano e del periodo della Guerra Fredda, testimoniando la paura di un conflitto e le strategie difensive dell’epoca.