LA BATTAGLIA DEL SOLSTIZIO

Giugno 1918: quando il Piave fermò l’Austria

Il preludio — Dopo Caporetto

L’autunno del 1917 aveva lasciato ferite profonde. La disfatta di Caporetto — 24 ottobre 1917 — era costata all’Italia 40.000 tra morti e feriti, oltre 250.000 prigionieri e una ritirata umiliante fino al Piave. Il Regio Esercito sembrava spezzato. Eppure, sulla nuova linea difensiva, qualcosa si era ricomposto. I fanti superstiti, i rinforzi, i giovani delle classi 1899 — i “ragazzi del ’99” — avevano tenuto. Il Piave non era caduto.

L’Austria sapeva che quella era la sua ultima occasione.


Il piano austriaco

La primavera del 1918 vide l’Impero austroungarico in una condizione paradossale: formalmente più forte — la Russia era uscita dal conflitto, le divisioni liberate dal fronte orientale erano disponibili — ma internamente logoro, afflitto da crisi economica, nazionalismi centrifughi, demoralizzazione. Il tempo giocava contro Vienna.

Il feldmaresciallo Conrad von Hötzendorf concepì un’offensiva su due direttrici: dal Trentino sull’Altopiano di Asiago e sul Grappa, e contemporaneamente attraverso il Piave verso la pianura veneta. L’obiettivo era sfondare, accerchiare, piegare definitivamente l’Italia prima che gli americani potessero fare la differenza sul fronte occidentale.

Il poeta Gabriele D’Annunzio battezzò ciò che seguì con un nome destinato a restare: Battaglia del Solstizio.


Il 15 giugno 1918

All’alba del 15 giugno gli austriaci aprirono un fuoco d’artiglieria violentissimo lungo tutto il fronte. Poi avanzarono. Sul Piave riuscirono inizialmente a guadare il fiume in più punti, stabilendo alcune teste di ponte sulla sponda italiana. Sembrava un’apertura. Per alcune ore, la situazione fu critica.

Ma i fanti italiani tennero.

La resistenza fu accanita settore per settore. Le piene primaverili del Piave — fiume tradizionalmente impetuoso a giugno — resero difficilissimi i rifornimenti austriaci alle truppe già passate sull’altra sponda. I genieri italiani distrussero i ponti galleggianti. Le riserve contrattaccarono.

Tra il 19 e il 23 giugno gli austriaci furono ricacciati oltre il fiume. L’offensiva si concluse con un fallimento totale per Vienna: circa 150.000 tra morti, feriti e prigionieri. Il Regio Esercito aveva non solo resistito, ma dimostrato di saper contrattaccare.


Il significato — Non solo una battaglia

La Battaglia del Solstizio non fu soltanto una vittoria militare. Fu la prova che l’esercito italiano, dopo l’umiliazione di Caporetto, aveva ritrovato coesione, disciplina e volontà combattiva. Fu il segnale che l’Austria non aveva più riserve morali né materiali per un nuovo tentativo. Quattro mesi dopo, a Vittorio Veneto, sarebbe arrivata la resa definitiva.

Per i fanti del fronte orientale — e tra loro molti triestini che combattevano per un’Italia che non li aveva ancora visti cittadini — quella resistenza sul Piave aveva un significato doppio: difendere la linea significava avvicinarsi al giorno in cui Trieste sarebbe stata italiana.

Quel giorno arrivò il 3 novembre 1918.


Per approfondire La storia del 66° Reggimento Fanteria “Trieste” e il suo contributo al fronte del Piave sono documentati nell’Archivio Storico dell’ANF Trieste. Consulta la nostra Piccola Biblioteca Digitale sul sito.

— A cura della Redazione ANF Trieste