Raduno del 7° Cuneo

Partecipazione al Raduno del 7° Cuneo con presenzac del nostro socio Giubilei. Il legame con gli amici del 7° Cuneo si è oramai consolidato negli anni; numerose le occasioni che hanno visto i Fanti del Cuneo e del San Giusto collaborare e condividere la presenza in eventi e cerimonie. Anche il nostro Socio Grione, effettivo del “Cuneo” è socio simpatizzante dell’Associazione Cravatte Rosse.

Arcole 1941: memorie della seconda guerra mondiale

Oggi su invito della sez.provinciale del Fante di Verona ad Arcole le Cravatte Rosse 1° San Giusto hanno presenziato alla manifestazione di due giorni sul periodo della 2 guerra mondiale tema “Arcole 1941” con una relazione storica di quel periodo,svolta sabato 25 ottobre e con relatore il presidente Nazionale del Fante, Gianni Stucchi.La seconda parte si è svolta oggi 26 ottobre con il ritrovo presso la sala civica per poi partire in sfilamento presso la piazza comunale con il rito dell’alzabandiera e con l’onore ai caduti con deposizione di una corona al monumento del caduti di Arcole.Continuazione dello sfilamento verso la lapide del Bersagliere medaglia d’oro al valor militare Cap.Giovanni Padovani con in tervento delle varie autorità tra cui il nipote.Omaggiato con il silenzio e ai vari labari dei bersaglieri si è continuato lo sfilamento presso il centro colturale dove dopo il rompete le righe siamo stati invitati ad un convivio con le varie associazioni.Grazie al vicepresidente Nazionale del Fante e nostro socio Giuliano Danieli e all’amministrazione comunale per l’accoglienza [articolo di Enrico Gottardo]

2004: Conferimento della cittadinanza onoraria della Città di Trieste al 1° Fanteria “San Giusto”

La Città di Trieste ha conferito il 24 ottobre 2004 la cittadinanza onoraria al “1° San Giusto”, con la seguente motivazione: “Profondamente unito alla Città di Trieste, con la quale condivide il nome del Santo Patrono e l’alabarda di San Sergio nello stemma araldico, sostenuto dalla cospicua presenza dei cittadini di Trieste, che effettivi all’antico e glorioso Reparto, hanno servito in armi la Patria nella propria città d’origine, il 1° Reggimento “San Giusto”, dalla sua costituzione, ha ininterrottamente contribuito alla sicurezza della Città assolvendo con forza e continuità ai propri compiti istituzionali e intervenendo prontamente nei casi di pubblica calamità, fulgido esempio di virtù civiche e militari”.

65° Valtellina: i tragici fatti d’arma ricordati in Consiglio Comunale a Trieste

L’Associazione Nazionale del Fante Sezione di Ttieste e Fanti delle Cravatte Rosse del 1° Fanteria “San Giusto”, hanno partecipato oggi pomeriggio alla seduta del Consiglio Comunale di Trieste durante la quale il nostro Socio e consigliere comunale Vincenzo Rescigno ha commemorato in modo sintetico ma scrupolosoi tragici fatti del 65^ Valtellina accaduti nel nostro territorio nel corso della Grande Guerra (settembre 1917). E’ seguito un minuto di raccoglimento.Ricordiamo che il cippo a memoria dei Fanti Caduti in quell’occasione verrà riportato al necessario decoro nei primi mesi del 2026, a cura della nostra Sezione. [articolo di Alessandro Giacomelli]

Trieste ricorda i Fanti del 65° Valtellina

Lunedì 20 ottobre presso la sala del Consiglio comunale di Trieste,il nostro socio nonché Consigliere comunale Vincenzo Rescigno, commemorerà la Brigata Valtellina che nel Settembre del 1917 durante l’11 Battaglia dell’Isonzo presso il Comune di Duino Aurisina (TS) venne annientata dall’esercito Austro Ungarico. L’ entrata è libera ,ingresso in piazza Unità d’Italia 4 , Palazzo Comunale. Dobbiamo andare al settembre 1917: si è conclusa da pochi giorni dall’undicesima “Battaglia dell’Isonzo”  l’ultima delle battaglie che nell’arco di due anni, a prezzo di alcune centinaia di migliaia di caduti, aveva fatto guadagnare agli Italiani una manciata di chilometri, tanto che il fronte, partito due anni prima da Grado, era adesso arrivato appena ai contrafforti dell’Hermada.E la battaglia si riaccende sul fronte nel settore di Flondar, con gli austro-ungarici che scatenano nella notte tra il 3 e 4 settembre un infernale bombardamento d’artiglieria. Il nemico lancia un poderoso attacco particolarmente violento contro un tratto di fronte lungo le paludi del Lisert, da quota 145 sud fino al al mare,  linea coperta dal 65° Fanteria.Il Reggimento di fanteria della Brigata Valtellina ha appena occupato quelle posizioni, al termine di pochi giorni di riposo trascorsi a Vermegliano.Il reparto viene sopraffatto e quasi distrutto, gli uomini si proteggono in un rifugio sicuro ed invulnerabile: uno dei due tunnel ferroviari, ricordato nel diario del Reggimento come “galleria di Lokavac”, che in precedenza gli austro-ungarici avevano sapientemente adattato. Alle 4:50 del mattino cessa il fuoco pesante d’artiglieria, ma anziché scatenare subito l’attacco, l’artiglieria austro-ungarica  continua a bombardare le trincee delle prime linee; e quindi i soldati italiani se ne restano al sicuro nella galleria. Alle 5:40 cessa il bombardamento, ed immediatamente le unità austro-ungariche  avanzano verso le linee italiane. Un reparto austriaco arriva fino all’imbocco del tunnel e lancia delle bombe a mano.Le casse di munizioni che erano state depositate proprio in prossimità dell’ingresso: esplodono, e coinvolgono nell’esplosione dei serbatoi di lanciafiamme custoditi a fianco. Nell’arco di pochissimo tempo si sviluppa un incendio furioso ed incontrollabile: il fumo invade tutto il tunnel, asfissiando gli occupanti, e solo pochissimi riescono a mettersi in salvo.  L’incendio prosegue per ben due giorni, consumando e calcinando tutto all’interno.I diari ufficiali lamentano per il giorno 4 settembre 1917 la perdita di 2900 uomini e 80 ufficiali, la maggior parte dei quali all’interno del rifugio; una  la lapide che li commemora ricorda  che caddero “centinaia” di fanti assieme al loro comandante, il colonnello Giovanni Piovano. Tra le scritte incise è possibile leggere questa triste frase: “QUI’ IL 65° REGGIMENTO PERDETTE  IL 70 PER CENTO DEI SVOI FANTI”. La storia della Brigata Valtellina  ci porta al 66° Fanteria Aeromobile “Trieste”  che molti ricorderanno, a distanza di poco più di un anno, ha ricevuto a Trieste il “Sigillo Trecentesco” dalle mani del Sindaco Roberto Dipiazza nel corso del Raduno Nqazionale dei Fanti d’Italia. Il 66° Reggimento fanteria “TRIESTE” trae le sue origini dal 66° Reggimento fanteria inquadrato nella Brigata “Valtellina” costituitosi nel 1862 ed ha il suo battesimo del fuoco durante la Terza Guerra d’Indipendenza, nella battaglia di Custoza.Partecipa alla 1^ Guerra Mondiale combattendo sul fronte Giulio, a Cima Tre Pozzi, in Val d’Assa e meritando, come tutta la fanteria italiana, la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia. Il 65° e il gemello 66° si distingueranno anche nella seconda guerra mondiale. Sul fronte africano saranno i due reggimenti della 101 Divisione Motorizzata Trieste che tanto filo da torcere daranno all’Ottava Armata Britannica. Durante la 2^ Guerra Mondiale, inquadrato nella 101^ divisione “Trieste” partecipa alla campagna in Africa settentrionale, contendendo il terreno all’8^ armata da El Alamein alla Tunisia dove, durante la battaglia di Takrouna, il 1° Battaglione al comando del Capitano Mario Politi (al quale è intitolata la Sezione Provinciale di Forlì dell’Associazione Nazionale del Fante) , si copre di gloria tenendo in scacco una divisione nemica per diversi giorni e cedendo soltanto dopo aver terminato le munizioni, meritando così la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Il  66° viene ricostituito in Forlì il 1° Ottobre 1975, come 66° battaglione meccanizzato “Valtellina”, per ridenominazione del 2° battaglione del 40° reggimento fanteria “Bologna” ed è inquadrato nella Brigata Meccanizzata “Trieste” della Divisione Meccanizzata “Folgore”.Sciolta la Divisione Meccanizzata “Folgore” nel 1986, la “Trieste” si scioglie a sua volta nel 1991 e lascia il posto alla Brigata “Friuli” nella quale entra il 66°.  Impegnato con i paracadutisti nella prima edizione dell’Operazione “Vespri” nel 1992, l’anno successivo è cambia fisionomia organica, assumendo la denominazione di 66° Reggimento fanteria “Trieste”. Trasformato in reggimento di fanteria aeromobile nel corso del 2000 affronta un impagnativo ciclo addestrativo per validare la nuova configurazione. l battaglione aeromobile è la pedina operativa dell’unità. Con il supporto dell’aviazione dell’Esercito opera per garantire la funzione di Personnel Recovery (recupero del personale isolato) nelle missioni militari italiane all’estero.

1976: conferimento del simbolo araldico e motto al 1° Fanteria Motorizzata “San Giusto”

Il 15 ottobre 1976 al battaglione di Fanteria motorizzato “San Giusto” viene concesso lo stemma araldico con il relativo motto “Fedele Sempre”. (Decreto Presidente della Repubblica – Roma, 15 ottobre 1976). Si evidenzia l’aggiunta sopra lo scudo del fregio dell’arma di Fanteria e l’indicazione del numero dei Battaglione, l’aggiunta dei nastri corrispondenti alle decorazioni concesse alla Bandiera di guerra e del motto “Fedele Sempre”, o come avvenuto in tempi recentissimi, per effetto della circolare n. 121 dello SME datata 9 febbraio 1987, l’adozione di una corona turrita che sormonta lo scudo. Essa è formata da un cerchio rosso all’interno, con due cordonate a muro sui margini sostenute da 8 torri (5 visibili). Le torri, di foggia rettangolare e con 10 merli alla guelfa (4dei quali angolari), sono muniti di una porta e di una sola finestra e sono riunite da una cortina di muro, ciascuno finestrata di uno. Il tutto è d’oro e murato di nero. Deduzioni per la blasonaturaDall’analisi storica delle origini e vicende del Reggimento si evincono i seguenti fattori di rilevanza araldica: I primi due fattori erano già rappresentati emblematicamente nel vecchio stemma del Reggimento che è sembrato richiamare nel nuovo stemma. Ne discende l’adozione di uno scudo composto.In esso trovano posto: Descrizione dello stemmaLo scudo è così composto: primo inquartato di rosso alla croce d’argento, e in d’oro con l’aquila bicipite nera coronata. Il secondo intero di rosso con l’alabarda di San Sergio d’argento. Ornamenti esterioriSullo scudo la corona turrita della Repubblica, accompagnata dai nastri indicativi delle ricompense al valore di cui il Corpo ha titolo di fregiarsi. Sotto lo scudo, su lista d’oro svolazzante incurvata con la concavità rivoltaverso l’alto riportante il motto “Fedele Sempre”. I colori e la forma dello scudoLo scudo è del tipo Sannitico; per quanto riguarda il colore degli smalti, si può risalire ai seguenti significati: Il “motto” di un reparto sono delle frasi molto brevi che hanno lo scopo di descrivere sinteticamente lo spirito di un gruppo o di un’organizzazione. Nel mondo militare i motti sono anche utilizzati come grido di battaglia fin dai tempi antichi. Nel caso del “1° Fanteria ( ed el suo gemello 2° Fanteria ) i motti reggimentali sono stati: per il 1° Fanteria Re “Nomen omen”(“di nome e di fatto”) per il 2° Fanteria Re “Nulli virtute ac fidelitate secundus” (“secondo a nessuno per valore e fedeltà”) e per il 1° “San Giusto”“Fedele Sempre”

8 settembre: anche il 1° Fanteria fu a difesa di Roma

Dopo l’annuncio dell’armistizio, effettuato da Pietro Badoglio via radio alle 19:42 dell’8 settembre 1943, i tedeschi cominciarono le operazioni volte all’occupazione del territorio italiano, inclusa la capitale, e alla neutralizzazione delle truppe italiane schierate su tutti i fronti, secondo i piani già precedentemente elaborati dell’Operazione Achse.La difesa di Roma si riferisce agli eventi accaduti nella capitale italiana e nell’area circostante, a partire dall’8 settembre 1943 e nei giorni immediatamente successivi, a seguito dell’armistizio di Cassibile e dell’immediata reazione militare delle forze tedesche della Wehrmacht schierate a sud e a nord della città Purtroppo a causa dell’assenza di un piano organico per la difesa della città e di una conduzione coordinata della resistenza militare all’occupazione tedesca la città fu conquistata dalle truppe della Germania nazista, cui si opposero le truppe del Regio Esercito stanziate nella città e numerosi civili, privi com’erano di ordini coerenti e di collegamenti, lasciando sul campo circa 1000 caduti. Il totale delle forze italiane disponibili per la difesa di Roma ammontava complessivamente a poco più di 88 mila uomini, Si trattava di un complesso di forze di composizione e qualità eterogenea ma numeroso e comprendente unità bene equipaggiate (come la Divisione Ariete II e la  10ª Divisione fanteria “Piave”) o comunque solidamente inquadrate (come i Granatieri di Sardegna e il 10º Reggimento Arditi), che se utilizzato in modo deciso e unitario avrebbe potuto contrastare validamente le forze tedesche presenti e successivamente confluite nell’area. Da lato tedesco, vi erano due divisioni tedesche inquadrate “XI Corpo d’armata aviotrasportato” potevano quindi contare su un totale di circa 25mila uomini. Il mattino del 9 settembre elementi della 7ª Divisione fanteria “Lupi di Toscana” e della 13ª Divisione fanteria “Re” con componenti anche del 1° e 2° Fanteria, vennero, quest’ultimi, schierati sulla via Cassia, in località La Storta, poco a nord della capitale.Queste unità facevano parte dell’afflusso delle rispettive divisioni, in viaggio da nord per rinforzare il dispositivo italiano a protezione della capitale, che furono colte dall’armistizio ancora in viaggio. All’alba del 9 settembre 1943 i tedeschi con un lancio di 800 paracadutisti provenienti da Foggia, guidati dal Maggiore Walter Gericke tentarono la cattura del capo di stato maggiore dell’esercito Mario Roatta, convinti della sua presenza nel Palazzo Orsini Barberini che fu sede per alcuni mesi dello Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano; egli se ne era invece andato la sera precedente, immediatamente dopo la dichiarazione di armistizio da parte di Badoglio.La sede fu contesa strenuamente dai reparti italiani dell’esercito tra questi i reparti delle divisioni “Piave” e 13° Divisione “Re” e della la 2ª Compagnia d’Assalto araba presenti nelle vicinanze, dai carabinieri di presidio e anche da cittadini armati intervenuti nel frattempo.Al momento della resa stipulata a Roma i paracadutisti tedeschi, asserragliati nel palazzo da loro conquistato, erano sotto lo stringente assedio delle truppe italiane.l documento di resa fu firmato il 10 settembre, alle ore 16, dal tenente colonnello Leandro Giaccone, mentre per conto del maresciallo Kesselring firmò il suo capo di stato maggiore, generale Siegfried Westphal. L’accordo prevedeva che Roma restasse città aperta, ma la città fu successivamente occupata dalle truppe tedesche che affluirono rapidamente sia da Sud che da Nord. Subito dopo, tutte le unità del regio esercito nella zona furono disarmate e sciolte, esclusa parte della Divisione Piave, che restò in armi per garantire l’ordine pubblico nell’ambito del “Comando della Città aperta di Roma”, finché anche queste truppe vennero disarmate dai tedeschi il 23 settembre 1943 dopo la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana.

109° ANNIVERSARIO DELLA PRESA DI GORIZIA NELLA 6° BATTAGLIA DELL’ISONZO

Una rappresentanza di Fanti delle Cravatte Rosse del 1 San Giusto ha partecipato stamattina presso l’imponente Sacrario di Oslavia (GO) alla cerimonia per il 109’ anniversario della prima presa di Gorizia da parte dellEsercito Italiano durante la fondamentale6^ Battaglia dell’Isonzo, all’esito della quale fu conquistato anche il Monte San Michele (agosto 1916).La cerimonia, organizzata dal Comune di Gorizia con la presenza del Sindaco Rodolfo Ziberna, ha previsto la posa di una corona d’alloro all’interno della torre centrale del monumento e ha visto la partecipazione di molte Associazioni d’Arma provenienti anche dal vicino Veneto. Di bell’impatto visivo la delegazione dei Bersaglieri ciclisti in uniforme d’epoca.Presenti fra gli altri il Col. Massimiliano Fioretti, “custode” per conto di Min.Difesa anche del Sacrario di Redipuglia, e una nostra vecchia conoscenza, il Col. Diego Cicuto, già Capo di Stato Maggiore presso il CME FVG di Trieste, ora Vice Comandante della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo drl Friuli”.Brevi allocuzioni tenute da Ziberna e Fioretti. (Articolo di Alessandro Giacomelli)

Cima Grappa: cerimonia al Sacrario Militare del Monte Grappa

Domenica 3 agosto il 1° San giusto Cravatte Rosse gruppo Veneto ha partecipato con un folto gruppo di soci all’annuale cerimonia di Cima Grappa .Un piccolo gruppo è andato in pullman con il gruppo di Camisano Vicentino altri presenti per conto suo. Durante il nostro incontro abbiamo incontrato un fante del 1° San Giusto che ha seguito la cerimonia con noi presente. Presenti alla cerimonia il ministro Carlo Nordio e altri funzionari di governo e della regione, presenti tante sezioni di fanti, alpini, bersaglieri, artiglieri, carabinieri e anche una comitiva di austriaci in divisa con banda appresso di Salisburgo con relativa deposizione di corona presso il Sacrario Austriaco. Al termine della cerimonia ci siamo divisi e il gruppo in pullman si è fermato alla malga Pat per un pranzo conviviale con il gruppo di Camisano Vicentino.Poi visita nel piccolo cimitero vicino alla malga dove durante la battaglia del solstizio sono caduti tanti giovani fanti di 20 anni .(articolo del vicepresidente Enrico Gottardo)

Battaglia del Solstizio e commemorazione al sacello di Francesco Baracca a Nervesa della Battaglia

Le Cravatte Rosse del 1° San Giusto SAN Giusto gruppo veneto hanno partecipato al 107° anniversario della Battaglia del solstizio presso il Sacrario militare del Montello e al Sacello in ricordo dove fu abbattuto il maggiore Francesco Baracca eroe di guerra pluridecorato.Presente da Opicina una rappresentanza con il comandante del reggimento Piemonte Cavalleria che ci ha consentito di immortalare alcune foto con il picchetto militare. Particolare della presenza del reparto dove Francesco Baracca inizia la sua carriera militare e poi in ricordo fa disegnare sul suo aereo il cavallino del Piemonte Cavalleria.Partecipazione numerosa con diverse associazioni sia provinciali e nazionali.(Nota di Enrico Gottardo)